Verizon sembra aver esaurito la pazienza. Bloomberg ha riportato che la telco statunitense starebbe considerando l’uscita definitiva dall’accordo con Yahoo. Le due aziende erano giunte a un accordo la scorsa estate, per cui Verizon si era impegnata a rilevare il problematico gruppo guidato da Marissa Mayer per 4,8 miliardi di dollari. Ma la notizia confermata mercoledì sera della seconda violazione dei sistemi informatici di Yahoo, che ha portato alla fuoriuscita di dati legati a un miliardo di account, ha complicato lo scenario. Fino a sfilacciare all’estremo i rapporti tra le due società. Le frizioni erano aumentate già nei mesi scorsi, quando Yahoo aveva svelato un altro attacco hacker, avvenuto nel 2014 ma tenuto segreto (anche a Verizon) fino all’ultimo.

Per “rappresaglia”, la telco aveva preteso uno sconto sostanzioso sull’operazione. Ma, ora, nemmeno i saldi di fine stagione potrebbero bastare a Mayer per chiudere il deal. “Abbiamo sempre ripetuto che, prima di giungere alla conclusione finale, valuteremo nei dettagli la situazione e quanto emerso finora”, ha spiegato la società di telecomunicazioni alla Cnbc. Secondo Bloomberg l’ipotesi di un massiccio sconto potrebbe ancora essere sul tavolo.

La palla sarebbe nelle mani del primo avvocato di Verizon, Craig Silliman che, insieme al suo team, starebbe stimando l’impatto economico del data breach per valutare la decisione finale. L’obiettivo dei legali sarebbe quello di aggiungere una postilla al contratto per scaricare eventuali grane giudiziarie su Yahoo, chiamandosi fuori da qualsivoglia responsabilità dovesse emergere dall’attacco hacker.

Non stupisce infatti che numerosi utenti del colosso del Web si stiano organizzando per avviare una gigantesca class action, con lo scopo di ottenere risarcimenti per quanto hanno dovuto subire negli ultimi mesi. Ricapitolando: due violazioni (con furto di nomi, indirizzi email e molto probabilmente anche password e altri dati) e una massiccia campagna di spionaggio imposta ai vertici di Yahoo dall’intelligence statunitense. Operazione che avrebbe consentito ai servizi segreti di spiare i messaggi di posta elettronica e gli allegati di centinaia di milioni di iscritti al sistema di mailing.

 

 

Ma gli stessi vertici militari e governativi del Paese potrebbero essere finiti in pasto ai pirati informatici. Secondo quanto filtrato nelle ultime ore, nel milione di account trafugati sarebbero presenti anche 150mila profili di funzionari e dipendenti delle agenzie di Washington. Il danno di immagine per Yahoo, già afflitta da ben altri problemi, è enorme. In particolar modo per non essere riuscita a identificare il data breach in tempo e, per quanto riguarda la prima violazione, per aver tenuto tutto segreto.

Non è un caso che il titolo ieri sia crollato di circa sei punti percentuali: la negligenza e la sciatteria dei vertici aziendali, già sotto accusa in passato per non essere riusciti a invertire la rotta di una delle realtà pioniere del Web, potrebbe ora avere conseguenze ben più gravi.