Che la pandemia di covid-19, con annessi lockdown, abbia trasformato le nostre vite da molti punti di vista è cosa nota. Siamo diventati più digitali, ma in modo abbastanza critico e consapevole: così suggerisce una nuova ricerca di EY, titolata “Digital Home Study” e condotta tra dicembre 2020 e gennaio 2021 attraverso questionari online su oltre 18mila famiglie in Canada, Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia e Italia. A detta di EY, il consumatore “post covid” vive continuamente connesso online per lavorare, studiare e trascorrere il tempo libero,  ma è anche attento al digital wellbeing, al benessere digitale, nonché al costo dei servizi per cui paga.

 

La connettività e la rete fissa domestica sono un bisogno irrinunciabile per il 54% degli italiani, e il 25% è anche disposto a spendere di più per avere un servizio funzionante. Circa un italiano su quattro, il 24%, sfrutta la rete mobile 5G come primaria connessione domestica, per poter usufruire di un segnale più stabile nei diversi punti della casa, di semplicità d’installazione e di costi mensili inferiori a quelli di una rete fissa. 

 

Nel nostro Paese il 73% degli intervistati conosce quale sia la  massima velocità raggiungibile dalla propria connessione fissa ma solo il 47% sa dire quali siano i benefici da essa offerti. La maggioranza è disposta ad affrontare qualche scocciatura e perdita di tempo per passare a un diverso e più vantaggioso operatore di rete fissa, ma c’è un 27% per il quale non vale la pena farlo.

 

Rispetto allo scenario pre pandemia, è cresciuto il consumo di contenuti video in streaming, tant’è che il 60% degli intervistati ha detto di preferire le piattaforme come Netflix e Prime Now alle Pay Tv. Gli italiani si dimostrano anche più attenti alla privacy dei propri i dati (il 37% è più preoccupato di quanto non fosse prima) e per le conseguenze dell’utilizzo di Internet (50%). Il 39% ritiene di passare troppo tempo in casa davanti al Pc o allo smartphone. Rispetto agli altri Paesi europei coinvolti nella survey, l’Italia si distingue per un maggior utilizzo dei servizi sanitari digitali: ne usufruisce il 23% delle famiglie. Circa una famiglia italiana su quattro durante i lockdown del 2020 ha usato per la prima volta applicazioni di videochiamata per comunicare con amici e familiari oppure per lavoro.

 

“La pandemia ha accelerato sensibilmente i processi di digitalizzazione nel Paese portando a sperimentare i benefici e le sfide della connettività, oggi più che mai anche nel contesto domestico”, ha commentato Irene Pipola, partner EY, responsabile consulting per il settore Tmt. “Attività e servizi digitali come smart working e videocall, che molti di noi hanno sperimentato per la prima volta durante il lockdown, continueranno a essere richiesti e utilizzati in futuro, anche se probabilmente in misura minore. È tuttavia importante soffermarsi su un altro aspetto che ha portato con sé questa digitalizzazione: la crescita dei servizi online ha amplificato certe paure e preoccupazioni, soprattutto quelle legate a possibili violazioni della privacy e all’impatto delle tecnologie sul proprio benessere psicofisico. Dunque, a fronte di una domanda elevata sia in termini di qualità sia di varietà del panel di prodotti e servizi, anche l'offerta dovrà adeguarsi con standard altrettanto elevati e soluzioni sempre più personalizzate”.