Immagine generata con l'AI
Diversi eventi stanno definendo l’attuale scenario e le future vie di sviluppo per Pure Storage. Da un lato, lo specialista dell’all-flash ha da poco chiuso un anno fiscale che ha sancito il superamento della soglia dei 3 miliardi di dollari di giro d’affari, accompagnata da profitti in crescita del 74%, per un totale di oltre 106 milioni di dollari. Dall’altro, gli sviluppi dell’AI stanno creando spazio per aggiornamenti, come quello fresco del sistema Flashblade Exa, studiato per rispondere alle esigenze di prestazioni di elaborazione dell'intelligenza artificiale su larga scala. Novità importanti arrivano anche dall’Italia, con il recente insediamento di Alessio Branchesi nel ruolo di country manager. Lo abbiamo incontrato per ragionare sulle opportunità e le aree di maggior attenzione della società, sia a livello globale che locale.
Partendo proprio dai risultati di bilancio, cosa occorre tenere in maggiore considerazione e rimarcare per comprenderne gli effetti anche sul mercato italiano?
L’elemento di maggior rilievo, a mio avviso, deriva dal valore generato dalle subscription, salite in un anno del 21% e arrivate a 1,7 miliardi di dollari. Questo indica che ormai anche nello storage si sta andando verso la fruizione di un servizio, ma soprattutto per noi significa poter far leva su un volume certo e in crescita di entrate ricorrenti. Siamo la sola azienda, oggi, in grado di offrire una piattaforma che consente di dimenticarsi dello storage in quanto tale e concentrarsi sui dati e sul loro potenziale. L’Italia è un po’ più lenta sul passaggio a una logica as-a-Service, specie in mercati tradizionalisti come la Pubblica Amministrazione, ma la tendenza si rileva anche qui. Sta accadendo quello che dieci anni fa, quando abbiamo aperto la filiale locale, era successo con l’evoluzione verso l’all-flash.
Quali elementi stanno caratterizzando i vostri sviluppi in Italia?
Da sempre siamo focalizzati sul mondo entreprise e lì continuiamo a restare. Ora stiamo puntando sulle verticalizzazioni, per esempio verso l’healthcare, dove gli sviluppi dell’AI stanno influendo molto sugli investimenti. Sicuramente, da noi il peso della componente legacy è ancora forte, anche se la logica as-a-Service è il vero motore di crescita. Il nostro vantaggio è di poter supportare ogni tipo di configurazione, compresa quella di lasciare gli asset a casa del cliente, ma fatturare solo l’effettivo consumo. Lasciamo la scelta ai nostri interlocutori, ma carchiamo almeno di spiegare quanto sia opportuno utilizzare un approccio scalare alle risorse di storage, soprattutto a fronte di progetti AI spesso imprevedibili nei tempi di attuazione e nella mole di dati da gestire.
Alessio Branchesi, country manager di Pure Storage Italia
Appunto, dal vostro osservatorio, come le aziende italiane si stanno muovendo sul fronte dell’intelligenza artificiale, nelle sue declinazioni in continua evoluzione, dalla generativa all’agentica?
Il ritmo di adozione è certamente diverso da quello americano, per avere un riferimento. Si stanno sviluppando progetti, ma la loro dimensione appare mediamente poco significativa e molto legata ai diversi modelli di business di ogni realtà. Dal nostro punto di vista, appare importante disporre dello spazio necessario per poter reperire i dati quando servono e possibilmente agire oggi per prevenire quello che potrebbe accadere domani.
State cavalcando la spinta a soluzioni che garantiscano l’immutabilità del dato, come fanno anche i fornitori di soluzioni di backup. Che cosa vi differenzia?
Il concetto si può declinare su differenti layer, di tipo applicativo o infrastrutturale. Il primo è quello più marcato, mentre sul secondo si concentra lo spazio per gli specialisti del software di backup. Noi siamo integrati con tutti i più importanti, ma abbiamo lavorato per integrare funzionalità di sicurezza sviluppate internamente e peraltro incluse nelle subscription di manutenzione. Questo è un elemento di unicità, perché altri impongono costi aggiuntivi non certo bassi.
Su quali mercati state concentrando la vostra attenzione in Italia?
Siamo forti nel finance, come accade anche a livello globale. Ora stiamo entrando nella Pubblica Amministrazione e intendiamo consolidarci nell’healthcare e nel gaming.
Vent’anni fa avete creato un momento di rottura investendo sull’all-flash quando non c’erano ancora le premesse per andare in questa direzione. Guardando avanti, quale potrà essere per voi il prossimo sviluppo disruptive?
La tecnologia flash è arrivata quando si è capito che il disco rotativo non era più migliorabile. Ora e per almeno altri dieci anni, non si intravedono nuove rivoluzioni, ma dovremo lavorare sull’utilizzo della memoria, sul software di gestione e su un potenziamento allineato alla sostenibilità economica, per poter pensare di poter rimpiazzare anche le tape library, con moduli flash già oggi arrivati a 150 Tb, ma prossimi a raggiungere i 300.