15/05/2026 di Giancarlo Calzetta

L’AI cambia l'architettura organizzativa delle aziende

Lo studio IBM su 2.000 CEO mostra come l’AI stia trasformando ruoli, governance e decisioni aziendali. Cresce il Chief AI Officer e cambia la struttura della leadership.

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Dall’intelligenza artificiale tutti si aspettano molto, ma forse non sono in molti quelli che avevano realizzato quanto profondamente andrà a cambiare le nostre aziende. Secondo uno studio globale condotto da IBM Institute for Business Value, che ha coinvolto 2.000 CEO a livello mondiale, l’AI è un fattore che sta ridefinendo la struttura stessa delle organizzazioni perché mette sotto grande pressione i vertici che sono così costretti a rivedere ruoli e responsabilità per reggere il passo con la velocità decisionale, la complessità operativa e l’integrazione tra funzioni che la trasformazione digitale sta portando con sé. Come sottolinea Gary Cohn, vicepresidente IBM, l’adozione di un approccio “AI-first” non riguarda più la tecnologia, ma il modello operativo. I cicli decisionali si accorciano, i confini organizzativi si dissolvono e il vantaggio competitivo si sposta sulla capacità di apprendere e adattarsi più rapidamente.

Il boom del Chief AI Officer e la nuova centralità dell’AI

Uno dei segnali più evidenti di questa trasformazione è l’esplosione del ruolo del Chief AI Officer. Nel 2026 il 76% delle organizzazioni intervistate ha già introdotto questa figura, rispetto al 26% del 2025, e quasi sorprende che la percentuale sia la stessa anche in Italia. Un dato che racconta una trasformazione rapidissima, in cui l’AI entra stabilmente nella governance aziendale.

Le aziende che adottano un approccio AI-first nella definizione dei ruoli dirigenziali mostrano anche un aumento di proattività, implementando circa il 10% in più di iniziative AI rispetto alle altre. Parallelamente, cresce la fiducia dei CEO nella tecnologia: il 64% a livello globale dichiara di sentirsi a proprio agio nel prendere decisioni strategiche basate su input generati dall’AI, anche se il dato scende al 57,5% in Italia, segnalando un gap culturale ancora presente.

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Sovranità, governance e decisioni autonome: la nuova agenda dei CEO a caccia di competenze

Se da un lato cresce l’adozione, dall’altro emerge con forza il tema del controllo. L’83% dei CEO considera la sovranità sull’AI un elemento essenziale della strategia aziendale, con una percentuale analoga in Italia (82,9%). La gestione dei dati, degli algoritmi e delle decisioni diventa quindi una priorità di governance.

Non è un caso che le previsioni al 2030 indichino un cambiamento radicale nei processi decisionali: si stima che il 48% delle decisioni operative sarà preso direttamente dall’AI, rispetto al 25% attuale. In parallelo, il 79% dei dirigenti dichiara di stare già decentralizzando il processo decisionale, distribuendo responsabilità all’interno dell’organizzazione man mano che l’AI assume un ruolo più centrale.

Nonostante l’accelerazione tecnologica, il vero nodo resta umano. Solo il 25% dei dipendenti utilizza regolarmente l’AI nel proprio lavoro, un dato che in Italia scende al 23,9%, nonostante l’86% dei CEO ritenga che le persone abbiano già le competenze per collaborare con questi strumenti (83% in Italia).  Il tema delle competenze diventa quindi centrale. Tra il 2026 e il 2028, i CEO prevedono che il 29% dei dipendenti dovrà essere riqualificato per svolgere un ruolo diverso, mentre il 53% necessiterà di un aggiornamento professionale per migliorare le performance nel proprio ruolo attuale. Secondo gli intervistati, inoltre, il successo dell’AI dipende soprattutto dall’adozione, con l’83% degli intervistati che riconosce come il fattore umano sia più determinante della tecnologia stessa.

La convergenza tra HR e tecnologia ridefinisce il management

La trasformazione in atto coinvolge direttamente anche la struttura della C-suite. L’85% dei CEO ritiene che tutti i leader funzionali dovranno diventare esperti di tecnologia nel proprio ambito, segnando la fine della separazione tra competenze tecniche e manageriali.

In questo contesto, cresce il peso delle risorse umane: il 59% degli amministratori delegati prevede un aumento dell’influenza del CHRO nei prossimi anni. Non solo. Il 77% degli intervistati osserva una progressiva convergenza tra ruoli HR e tecnologia, segnale di un’integrazione sempre più stretta tra gestione delle persone, innovazione e strategia.

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