11/05/2026 di Valentina Bernocco

Gli analisti ci ripensano: semiconduttori oltre le attese, ma con il rischio "bolla"

Omdia ritocca pesantemente la propria stima, prefigurando ora un giro d’affari di circa 1.350 miliardi di dollari, alimentato da prezzi delle memorie e boom di domanda.

(Immagine generata con AI)

(Immagine generata con AI)

Il mercato dei semiconduttori volerà nel 2026 a circa 1.350 miliardi di dollari di valore, sull'onda dei continui rialzi dei prezzi delle memorie. Alla base di tutto c'è la crescente domanda di componenti di calcolo, storage e memoria per l’intelligenza artificiale, sia essa (soprattutto) domiciliata all’interno di grandi data center sia, anche, su Pc, smartphone e altri dispositivi. 

La previsione di cui sopra è opera di Omdia (anche se il numero in miliardi di dollari è da noi desunto in base al grafico pubblicato dalla società di ricerca), che ha ritoccato al rialzo la precedente previsione e non di poco, di quasi il 63%. La stima di Omdia supera quella della Semiconductor Industry Association, per cui il giro d’affari dovrebbe quest’anno toccare i mille miliardi. A detta dell’associazione, le vendite stanno crescendo del 25% trimestre su trimestre e hanno superato i 298,5 miliardi di dollari nel periodo che va da inizio gennaio e fine marzo scorsi. Dal confronto tra i due mesi di marzo, 2026 su 2025, l’incremento di vendite a valore è del 79%. Deloitte invece scommette su qualcosa in meno di mille miliardi di dollari, cioè 975 miliardi.

Quali che siano i numeri esatti lo si vedrà, ma le dinamiche di fondo sono chiare. Il giro d’affari di chi sviluppa, produce e vende semiconduttori continuerà a gonfiarsi per livelli di domanda di memorie Dram e Nand senza precedenti, mentre l’offerta nella supply chain del silicio fatica a tenere il passo.

La supply chain non tiene il passo

Omdia scommette che la domanda di semiconduttori si manterrà forte per tutto l’anno, con conseguenti razionamenti o ritardi nelle forniture almeno fino al 2027. Da un lato ci sono gli hyperscaler del cloud computing, impegnati a spendere centinaia di miliardi di dollari per potenziare i propri data center o costruirne di nuovi per allargare l’offerta di prodotti e servizi di AI. Dall’altro ci sono le aziende utenti, i cui server in molti casi sono arrivati al “fine vita” o comunque necessitano di essere sostituiti con modelli più recenti e più adatti ai carichi di lavoro intensivi dell’intelligenza artificiale.

Ma la supply chain non è attraversata solo da dinamiche di costo che si propagano da monte a valle. Si sta creando anche una sorta di effetto cannibalizzazione, già evidenziato mesi fa dalla stessa Omdia: le aziende a monte della filiera stanno dirottando il proprio tempo, i propri investimenti e la propria capacità produttiva sui componenti avanzati, come memorie ad alta velocità volatili e non, di tipo Dram (Dynamic Random-Access Memory) e Nand. “Per il mercato delle Dram si prevede quasi un raddoppio a valore, mentre il più piccolo segmento delle Nand potrebbe quadruplicare rispetto al 2025”, scrive Omdia. “Le difficoltà di fornitura per i circuiti integrati di memoria convenzionali sono esacerbati dal focus dell'industria sulla produzione di memorie a elevata larghezza di banda (Hbm), che vengono prodotte in volumi inferiori ma esigono prezzi nettamente più alti”.

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Le componenti del mercato

Per Omdia, sul totale del mercato dei semiconduttori, i componenti per il calcolo e lo storage rappresentano la maggior fetta, con oltre 700.000 miliardi di dollari di giro d’affari previsti per quest’anno: corrispondono a una crescita del 90% sul valore del 2025. 

Per i circuiti integrati di memoria i ricavi attesi quest’anno ammontano a circa 670.000 miliardi di dollari, mentre i chip per le comunicazioni wireless smuoveranno circa 320.000 dollari. Molto più piccola, circa 80.000 miliardi di dollari, è la parte riferita ai componenti per l’elettronica di consumo (la somma è superiore al totale per via delle sovrapposizioni tra le diverse categorie). Non è da sottovalutare il ruolo degli smartphone: l’incremento di vendite a volume sarà poca cosa ma i prezzi saliranno, con un fiorire di modelli pieghevoli (foldable) ed equipaggiati con fotocamere di fascia alta.

Interessante è anche il distinguo fatto da Deloitte, per cui i chip destinati all’intelligenza artificiale rappresenteranno quest’anno oltre metà del giro d’affari previsto (cioè 500 miliardi di dollari su 975) ma appena lo 0,2% dei volumi di vendita.

Il rischio di bolla

“Supportare l’evoluzione dell’AI, oltre i semplici casi d’uso di interrogazione e risposta, ha aumentato esponenzialmente la domanda di memorie e circuiti integrati di calcolo”, ha dichiarato Myson Robles-Bruce, senior principal analyst di Omdia, “e questo alimenta il giro d’affari del mercato semiconduttori nel suo complesso. Tuttavia, restano interrogativi su quanto rapidamente i fornitori possano aumentare la capacità produttiva e, nel lungo periodo, su quali applicazioni garantiranno un ritorno sugli investimenti sufficiente a giustificare gli attuali livelli di spesa in conto capitale nell’AI”.

Il tema delle spese non è secondario, anzi, come dimostrato dagli ultimi report trimestrali di Big Tech del calibro di Alphabet, Amazon, Microsoft e Meta, che stanno pianificando investimenti da centinaia di miliardi di dollari in infrastruttura AI senza una totale certezza di recuperarli nel breve o medio termine. Attualmente, il mercato dei semiconduttori sta crescendo più per l’aumento dei prezzi che non per una moltiplicazione dei volumi, in termini di unità distribuite. Il rischio, secondo gli analisti, è quello di una bolla dell’AI e dei semiconduttori che potrebbe scoppiare, come già successo in passato per le criptovalute e, ancor prima, per le società dot-com.

Anche per Deloitte questo è un rischio non remoto. “Il settore sembra aver puntato tutto sull’AI”, scrivono gli analisti della società di consulenza, “e ciò può andare bene se il boom dell’intelligenza artificiale continuerà. Tuttavia, il settore dovrebbe anche considerare la pianificazione di scenari in cui la domanda di AI rallenta o diminuisce”. Un piano B, insomma, a cui forse è arrivato il momento di iniziare a pensare.

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