Impossibile non parlare di intelligenza artificiale se ci sono di mezzo Big Tech come Alphabet, Amazon, Microsoft e Meta, protagoniste (ognuna a suo modo) nei mercati del cloud computing, del software aziendale, della pubblicità online e dei social media. E trasversalmente a tutto ciò, anche colossi capaci di investire decine o centinaia di miliardi l’anno per portare avanti lo sviluppo e l’addestramento di modelli, per edificare nuovi data center, per rifornirsi di semiconduttori e per acquisire startup di intelligenza artificiale.
I numeri di bilancio trimestrale di queste aziende evidenziano per tutte una buona o anche ottima crescita dei ricavi anno su anno, ma anche un’impennata della spesa in infrastrutture per l’AI. A detta di Reuters, le quattro Big Tech quest’anno investiranno in infrastrutture AI per una spesa complessiva di circa 600 miliardi di dollari, cioè quasi un quarto del prodotto interno lordo degli Stati Uniti dello scorso anno. Reuters sottolinea anche che questo livello di spesa sta “mettendo alla prova la pazienza degli investitori”, mentre tutte e quattro le società ribadiscono che è necessario aumentare la capacità di calcolo allo stesso ritmo con cui sta crescendo la domanda di tecnologie e servizi di AI.
ALPHABET E IL RECORD DI GOOGLE CLOUD
Nel primo trimestre dell’esercizio fiscale Alphabet ha ottenuto 109,9 miliardi di dollari di ricavi, crescendo del 22% anno su anno (19% a valuta costante), mentre il profitto operativo è migliorato del 30% e l’utile netto ha fatto un balzo dell’81%. Ed è stato l’undicesimo trimestre consecutivo di crescita di ricavi a doppia cifra, segno di una traiettoria espansiva strutturale per quello che è un potente agglomerato di servizi, dall’advertising online al cloud computing.
Per i Google Services i ricavi hanno sfiorato i 90 miliardi di dollari (89,6 miliardi), dato in crescita del 16% anno su anno. Le attività di Google Cloud hanno invece fruttato 20 miliardi di dollari, segnando una crescita del 63% anno su anno, anche superiore alle attese degli analisti: è il migliore andamento fra quelli dei tre hyperscaler. Per Gemini Enterprise gli utenti paganti (attivi su base mensile) sono cresciuti del 40% rispetto al trimestre precedente. “Per la prima volta le nostre soluzioni AI enterprise sono diventate il principale motore di crescita per il cloud”, ha commentato in conferenza telefonica il Ceo di Alphabet e Google, Sundar Pichai, specificando che questo segmento di offerta è cresciuto di otto volte nel giro di un anno.
Tra l’altro per Google Cloud il backlog è arrivato a 460 miliardi di dollari, perché le risorse data center a disposizione non permettono di star dietro al boom di domanda. Un traguardo da sottolineare è l’avvio delle vendite di Tpu (Tensor Processing Unit), chip ottimizzati per l’intelligenza artificiale, che finora Google aveva utilizzato solo internamente per l’addestramento e l’esecuzione dei propri modelli e servizi.
L’unica nota dolente, nella splendida trimestrale di Alphabet, è che nel giro di un anno le spese Capex trimestrali sono quasi raddoppiate, superando i 35,6 miliardi di dollari. Nel 2025 le spese in conto capitale avevano toccato quota 91,45 miliardi di dollari, mentre il piano di quest’anno le quantifica in 180 miliardi.
Elaborazione grafica su dati Alphabet; dati in migliaia di dollari
AMAZON AVANTI SU PRODOTTI E ALLEANZE
Tra le quattro Big Tech, il giro d’affari più colossale è quello di Amazon, che nel trimestre di gennaio-marzo ha ottenuto 181,5 miliardi di dollari di ricavi, con una crescita del 28% anno su anno. Ma l’azienda guidata da Andy Jassy ha anche il peggior rapporto tra ricavi e utili, come comprensibile, visto il modello di costi delle attività di e-commerce, non comparabile a quello del cloud e dei servizi digitali. E tuttavia, grazie alla spinta della divisione Aws, gli utili sono comunque in crescita, saliti a 30,3 miliardi di dollari contro i 17,1 miliardi di dollari del primo trimestre 2025. I ricavi trimestrali di Amazon Web Services sono cresciuti del 28%, per un risultato di circa 37,6 miliardi di dollari.
Ma ancor più dei numeri parlano, in questo caso, l’allargamento dell’offerta e gli accordi commerciali messi a segno negli ultimi mesi, tra cui spicca l’intesa con OpenAI. L’accordo con la società di Sam Altman ha permesso di proporre, al momento in preview, servizi gestiti per l’agentic AI (Amazon Bedrock Managed Agents) basati sui modelli di OpenAI, e di rendere disponibile GPT-5.4 sempre su Bedrock (anch’esso in anteprima, ma è già stata annunciata la prossima disponibilità del successore GPT-5.5).
In questi giorni, all’evento “What’s Next with Aws” di San Francisco, è stata presentata l’applicazione desktop Amazon Quick, paragonabile al Copilot di Microsoft 365: un assistente personale per la produttività, che può trovare informazioni da email, calendari, file locali e applicazioni varie, può generare testi ma anche può configurare agenti AI autonomi. Nella piattaforma builder Amazon Bedrock AgentCore, inoltre, devuttano nuove capacità, strumenti di controllo e un registro degli agenti AI (che permette di scoprire, condividere e riutilizzare questi strumenti per differenti attività).
“Stiamo semplificando e migliorando la vita dei nostri clienti su tutte le nostre attività, e la loro risposta sta portando una significativa crescita”, ha commentato Andy Jassy. “Siamo nel mezzo di uno dei maggiori punti di flesso della vita, siamo ben posizionati per essere leader e sono molto ottimista su quanto c’è all’orizzonte per i nostri clienti e per Amazon”.
E le spese? Per Amazon la voce Capex del trimestre è 44,2 miliardi di dollari, che rappresenta un incremento del 76% anno su anno e supera le stime degli analisti. Come già comunicato lo scorso febbraio, per l’intero 2026 l’azienda si aspetta spese pari a 200 miliardi di dollari: un numero che ha inizialmente scioccato gli investitori, ma che a detta del Ceo verrà ampiamente recuperato e messo a frutto già dall’anno prossimo.
Microsoft e la crescita continua di Azure
Anche per Microsoft, come per Alphabet e per Aws, il cloud continua a essere la principale leva di crescita, specie grazie alla domanda di servizi e strumenti di intelligenza artificiale che giunge dalle aziende: nel trimestre le vendite di servizi cloud basati su Azure sono cresciute di ben il 40%, superando le aspettative degli analisti.
I ricavi trimestrali complessivi ammontano a 82,9 miliardi di dollari, in ascesa del 18% anno su anno (15% a valuta costante), mentre il profitto operativo sale del 20% (16% a valuta costante), a 38,4 miliardi di dollari. Per l’utile netto trimestrale, 31,8 miliardi di dollari, la traiettoria anno su anno è del 23%.
“Siamo focalizzati sul proporre soluzioni e infrastrutture cloud e AI che consentano a ogni azienda di massimizzare i propri risultati nell’era dell’agentic computing”, ha dichiarato il Ceo, Satya Nadella. “Le vendite di AI hanno superato i 37 miliardi di dollari di ricavi annuali, in crescita del 123% anno su anno”.
Negli ultimi mesi Microsoft ha perso l’esclusività sui modelli di OpenAI, ora veicolati anche sul cloud concorrente di Aws. In tutta risposta, l’azienda di Redmond ha aperto la porta ad Anthropic, portando la tecnologia di Claude su Azure e all’interno di Copilot. Microsoft resta comunque legata a OpenAI, di cui detiene una quota azionaria pari a 27%, e inoltre conserverà accesso alla proprietà intellettuale della startup (ovvero potrà utilizzarla per i propri software e prodotti) fino al 2032.
Elaborazione grafica su dati Meta; dati in migliaia di dollari
Meta fra guadagni e controversie
Anche per Meta il 2026 è iniziato con segnali di crescita decisi, almeno sugli indicatori economici, ma anche con un paio di crucci. I 56,3 miliardi di dollari di ricavi trimestrali rappresentano un incremento del 33% anno su anno, mentre l’utile netto ha sfiorato i 26,8 miliardi di dollari, con un’ottima crescita del 61%. Ad alimentarla, l’ascesa di redditività dei servizi pubblicitari veicolati dai social network del gruppo, con un prezzo medio per inserzione cresciuto del 12% anno su anno.
Quanto alla tecnologia, il principale debutto del trimestre è Muse Spark, il primo Large Language Model sviluppato dalla divisione Superintelligence Labs e il primo dopo una pausa nel rilascio di nuovi LLM protrattasi per quasi un anno. Si tratta di un modello multimodale, specialmente orientato sui contenuti visuali. “Siamo al passo per portare la superintelligenza personale a miliardi di persone”, ha dichiarato Mark Zuckerberg.
Tutto bene, dunque, per Meta? In realtà, sommando Facebook, Instagram, Whatsapp e Threads, il numero di utenze attive su base giornaliera è calato per la prima volta da quando l’azienda ha cominciato a misurare questo valore con cadenza trimestrale. L’azienda ha ricondotto il declino alle interruzioni del servizio Internet in iran e alle restrizioni su Whatsapp introdotte in Russia.
L’altro cruccio riguarda, anche per Meta, le spese Capex, che quest’anno dovrebbero collocarsi tra i 125 e i 145 miliardi di dollari. Anche in questo caso, come per Alphabet, Amazon e Microsoft, la necessità di potenziare le infrastrutture AI è una delle ragioni, ma c’è dell’altro. Meta è nel mirino della Commissione Europea, che la accusa di aver violato il Digital Services Act (cioè il regolamento europeo sui servizi digitali) per via degli inefficaci meccanismi di verifica dell’età predisposti per Facebook e Instagram. Su entrambi i social network la soglia minima per l’accesso è 13 anni, ma di fatto basta dichiarare il falso per creare un account. Inoltre, secondo le autorità europee, la pagina per segnalare i minori sulla piattaforma è difficile da usare e inefficace.