L’Emilia-Romagna è uno dei motori economici del Paese. Con un settore manifatturiero che contribuisce per il 23% al PIL regionale, contro una media nazionale del 14%, la regione costituisce da decenni un punto di riferimento per la produzione industriale italiana. Oggi, però, questo modello di successo si trova ad affrontare una combinazione di fattori che mette sotto pressione la competitività delle imprese.
Lo studio “Il settore manifatturiero del futuro”, realizzato da Boston Consulting Group e presentato durante l’Assemblea Privata di Confindustria Emilia Area Centro, evidenzia come il contesto industriale stia attraversando una fase particolarmente complessa. Nei primi nove mesi del 2025 la produzione manifatturiera delle PMI emiliane è diminuita dell’1,7%, mentre il rallentamento della domanda proveniente da Cina e Germania ha contribuito ad aggravare ulteriormente il quadro economico.
Il problema delle competenze rischia di rallentare la trasformazione
Accanto alle pressioni economiche, il settore deve fare i conti con una crescente difficoltà nel reperire personale qualificato. Lo studio rileva che il 69% delle aziende manifatturiere emiliane incontra difficoltà nella ricerca di figure tecniche specializzate, come ingegneri e tecnici PLC, mentre il 47% fatica a trovare personale operativo qualificato, tra cui manutentori ed elettricisti.
Il problema è aggravato dalla demografia. In Italia un lavoratore dipendente su tre ha superato i cinquant’anni, mentre gli under 30 rappresentano appena il 12% della forza lavoro. Il rischio è che il ricambio generazionale non sia sufficiente a sostenere la domanda di competenze necessarie per accompagnare la trasformazione digitale del manifatturiero.
Per questo, l’automazione e l’intelligenza artificiale vengono indicate da BCG come una delle risposte più concrete e immediatamente disponibili. Non si tratta però di sostituire il lavoro umano, ma di adottare un approccio di Human-Centric Automation, in cui tecnologie e persone collaborano per aumentare produttività, sicurezza ed efficienza.
Robot collaborativi, sistemi intelligenti e piattaforme AI possono supportare i lavoratori nelle attività più gravose o ripetitive, riducendo il carico fisico e migliorando la qualità delle operazioni. L’obiettivo è compensare gli effetti dell’invecchiamento della forza lavoro e della scarsità di competenze, senza sacrificare il capitale umano. Secondo Jacopo Brunelli, Managing Director e Senior Partner di BCG, l’AI sta ridefinendo i modelli di business con un’intensità paragonabile alla rivoluzione digitale dei primi anni Duemila, ma con una velocità molto superiore. Per le PMI manifatturiere si apre quindi un’opportunità concreta di innovazione flessibile e orientata alle persone.
L’AI entra in fabbrica e diventa accessibile
Le tecnologie disponibili oggi consentono di applicare l’intelligenza artificiale a numerosi ambiti industriali. Dal controllo qualità basato su computer vision alla manutenzione predittiva, dall’ottimizzazione in tempo reale della produzione fino alla gestione intelligente della supply chain, l’AI sta progressivamente entrando nelle operazioni quotidiane delle imprese.
La diffusione di queste tecnologie è favorita anche da una significativa riduzione dei costi. Negli ultimi trent’anni il prezzo medio dei robot industriali è diminuito di oltre il 55%, mentre i nuovi modelli di AI hanno ampliato il numero di processi che possono essere automatizzati, includendo anche contesti complessi e meno prevedibili. Non è un caso che i Paesi più automatizzati mostrino anche migliori performance economiche. La Germania, leader europea nell’automazione dei magazzini, registra salari medi superiori del 35% rispetto all’Italia, accompagnati da investimenti in automazione quasi doppi.
Robotics as a Service: l’automazione senza investimenti milionari
Uno dei fattori che sta accelerando l’adozione dell’automazione nelle PMI è la diffusione dei modelli Robotics as a Service (RaaS). Questo approccio consente alle aziende di utilizzare robot professionali attraverso formule di noleggio, con manutenzione e supporto inclusi.
I vantaggi economici sono significativi. I tempi di attivazione si riducono a 6-8 settimane, contro i 24-36 mesi richiesti dai modelli tradizionali di integrazione. Inoltre, l’investimento iniziale può diminuire fino al 70%, mentre il ritorno economico si colloca generalmente tra i 12 e i 24 mesi. Questa evoluzione sta rendendo accessibili tecnologie che fino a pochi anni fa erano riservate esclusivamente alle grandi imprese.
I vantaggi per chi investe per primo
Lo studio BCG sottolinea come l’adozione tempestiva dell’intelligenza artificiale generi vantaggi competitivi difficili da recuperare per chi resta fermo. Le aziende che investono prima nelle tecnologie AI ottengono infatti una crescita dei ricavi mediamente 1,5 volte superiore, un ritorno sul capitale investito 1,4 volte maggiore e registrano un numero di brevetti 1,9 volte più elevato rispetto ai competitor meno innovativi.
L’impatto si distribuisce lungo tutta la catena del valore aziendale, coinvolgendo vendite, marketing, operation, manutenzione e sviluppo tecnologico. Tuttavia, il successo non dipende soltanto dalla tecnologia. Per trasformare l’AI in risultati concreti è necessario ripensare processi, organizzazione e competenze.
Secondo BCG, il mercato delle tecnologie AI per il manifatturiero è ancora in una fase di forte evoluzione e frammentazione. Questa apparente instabilità rappresenta, però, una finestra di opportunità per le imprese che decidono di muoversi oggi. Chi investe ora dispone di maggiore libertà nella scelta delle piattaforme, può accumulare competenze prima dei concorrenti e costruire percorsi di trasformazione graduali ma strutturati.
Rimandare l’adozione in attesa che il mercato si consolidi potrebbe invece tradursi in un ritardo competitivo difficile da colmare. Per molte PMI manifatturiere, quindi, l’automazione non rappresenta più una scelta opzionale ma una componente essenziale della strategia di crescita e resilienza industriale.