23/02/2026 di redazione

Gli enormi costi dell’intelligenza artificiale travolgono OpenAI

Secondo indiscrezioni, si prospettanno per l’azienda di Sam Altman anni di cash flow negativo, per tornare in positivo solo nel 2030.

L’intelligenza artificiale ha arricchito OpenAI, ma sta anche facendo esplodere costi necessari a supportare l’attività di addestramento e l'inferenza dei Large Language Model. La casa madre di ChatGpt si aspetta di spendere 600 miliardi di dollari per “costi di calcolo totali” da qui al 2030, in base a indiscrezioni di una “persona informata sui fatti”, sentita da Reuters. Qualche giorno fa anche The Information, noto sito di rumors (affidabili) sul mercato Ict, aveva parlato di un documento interno di OpenAI, da cui emergerebbe che le spese di infrastruttura IT ed energia cresceranno più del previsto.

In precedenza l’azienda aveva stimato in 554 miliardi di dollari gli investimenti necessari, da qui al 2030, per addestrare e far lavorare i proprio LLM. Ora la stima è stata elevata a 665 miliardi di dollari. OpenAI ospita le risorse computazionali necessarie a ChatGPT e ad altri servizi di AI generativa per funzionare e, sempre a detta di The Information, nel 2025 i costi dell’inferenza sono quadruplicati rispetto all’anno precedente.

Al di là delle discrepanze sui numeri di questi rumors, il senso è il medesimo: i costi di infrastruttura (dunque legati all’acquisto di nuove Gpu e di server, alla costruzione e all’ampliamento di data center) e di energia stanno lievitando, troppo. Il giro d’affari anche cresce, ma non allo stesso ritmo.

Nel 2025 OpenAI ha totalizzato 13 miliardi di dollari di ricavi, superando la previsione (ferma a 10 miliardi) e riuscendo a contenere le spese in 8 miliardi di dollari (uno in meno rispetto al target prefissato). A quanto pare, l’impresa di bilanciare spese e guadagni potrebbe diventare sempre più ardua negli anni a venire. Nel documento visionato da The Information si prospettano anni di flusso di cassa negativo, con l'idea di tornare in positivo solo nel 2030. L’inversione di rotta, va detto, sarà consistente: si passerà dal saldo negativo di 51 miliardi di dollari del 2029 a un margine positivo di 39 miliardi di dollari l’anno seguente.

Mesi fa l’amministratore delegato Sam Altman ha fatto sapere che l’azienda spenderà circa 1.400 miliardi di dollari per aggiungere ai propri data center circa 30 gigawatt di potenza elettrica, l’equivalente del fabbisogno di 25 milioni di famiglie statunitensi.

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