26/02/2026 di redazione

Google Search si piega al cambiamento per evitare multe antitrust

L’azienda di Mountain View dovrà accontentare la Commissione Europea, che l’ha accusata abuso di posizione dominante in violazione del Digital Markets Act.

Il Web come l’abbiamo conosciuto, plasmato dal motore di ricerca di Google Search come principale filtro e modalità di presentazione dei contenuti, è già cambiato. L’avvento di ChatGpt, Perplexity, Claude e altri chatbot di AI generativa ha indotto Alphabet a trasformare Google Search con le AI Overviews e con la AI Mode, creando per l’utente delle esperienze di navigazione nuove e più “conversazionali”. Ma ci sono altri cambiamenti in vista per i servizi di Mountain View, e per una volta non l’intelligenza artificiale non c’entra, o non direttamente.

Lo scorso marzo la Commissione Europea ha contestato alla Bit Tech violazioni del Digital Markets Act, regolamento nato proprio per arginare lo strapotere dei sei gatekeeper della sfera digitale, cioè Alphabet, Amazon, Apple, ByteDance, Meta e Microsoft. Due, in particolare, le colpe di Google: favorire i propri servizi “verticali” di ricerca e prenotazione (per esempio di voli aerei, hotel o ristoranti) tramite Google Search, con abuso di posizione dominante, e ostacolare gli sviluppatori di app nei loro tentativi di informare gli utenti su possibilità di acquisto esterne a Google Play.

Ora, secondo indiscrezioni di Reuters, Google dovrebbe cominciare a testare alcuni cambiamenti nel motore di ricerca per dimostrare alla Commissione Europea di aver recepito il messaggi e che non esistono favoritismi di sorta. La “persona direttamente informata sui fatti” ha detto che questi cambiamenti, presto visibili per gli utenti europei, riguarderanno inizialmente i servizi di prenotazione di hotel, per poi estendersi anche ai voli aerei e ad altri ambiti.

Dal 2017 in poi, con l’entrata in vigore del Gdpr, la società di Mountain View ha accumulato oltre 9,7 miliardi di dollari in multe antitrust giunte dall’Europa. Le sanzioni per mancato rispetto del Digital Markets Act possono raggiungere fino al 10% del fatturato mondiale annuo dell’azienda in caso di infrazione singola, ma con la possibilità di arrivare al 20% per i recidivi.

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