In un’Italia in cui, secondo i dati Istat, lo scorso anno la produzione industriale è calata el 3,5%, il settore Ict continua a essere un motore dell’economia nazionale. Lo dicono i dati dell’"Osservatorio Trimestrale del settore Ict" frutto della collaborazione tra Anitec-Assinform e Infocamere, osservatorio che per la prima volta ha monitorato non solo il segmento delle startup e Pmi innovative di informatica e telecomunicazioni, ma tutte le imprese (di qualsiasi dimensione e anzianità) del settore.
Il quadro è abbastanza buono: alla fine del 2024, il settore Ict italiano contava 132.400 imprese, numero in crescita del 2,1% sul 2023, mentre il numero degli occupati arrivava a 631.500, il 3,4% in più rispetto all’anno precedente. Rappresentano, secondo i calcoli dell’Osservatorio, circa il 2% dell’economia italiana.
Nel settore prevalgono le aziende di software e consulenza IT, che a fine 2024 erano 56.707 (per un totale di 379.607 addetti), mentre quelle di servizi IT erano 55.292 (125.430 addetti). Non stupisce scoprire che il tasso di decesso è maggiore tra le imprese di servizi di telecomunicazione. Complessivamente, nel 2024 nel settore Ict italiano ci sono state 1.343 iscrizioni al registro delle imprese, contro 1.769 cessazioni non d’ufficio.
Startup e Pmi innovative: l’Ict è in controtendenza
Restringendo lo sguardo al segmento delle startup e Pmi innovative dell'Ict, anche qui si registrano progressi ma la velocità della crescita rallenta leggermente rispetto al passato: fra il 2023 e il 2024 il numero è salito dell’1,8%, arrivando a 10.600 realtà attive.
Va detto comunque che il numero degli addetti è salito del 5,1% in un anno, fino a oltre 50mila, segno del fatto che le realtà esistenti si stanno consolidando e allargando. C’è un’altra distinzione significativa da notare, ovvero il fatto che le startup e Pmi innovative non Ict nel 2024 hanno registrato un calo demografico.
(Infografica: Anitec-Assinform e Infocamere)
La distribuzione geografica delle imprese Ict
Un altro fatto che non stupisce riguarda la distribuzione territoriale delle aziende Ict attive nello Stivale. A ospitarne di più (sia in numeri assoluti, sia in rapporto al numero di imprese di ogni settore attive nella regione) sono Lombardia e Lazio, con rispettivamente 30.017 imprese Ict in attività (oltre 221mila addetti e un valore pari al 3% dell’economia regionale) e 16.255 (oltre 97mila addetti).
Un territorio particolarmente dinamico e ad alto tasso d’innovazione è però anche l'Emilia-Romagna, che a fine 2024 contava quasi 10mila imprese Ict, 9.966 per l’esattezza, e oltre 49mila occupati nel settore. In mezzo a questi numeri ci sono anche 737 startup e Pmi innovative, concentrate soprattutto nella provincia di Bologna.
Le sfide del settore Ict italiano
Possiamo quindi dire che il settore Ict italiano è piuttosto in salute, all’interno di un’imprenditoria italiana che sta affrontando una fase non felicissima. E permangono, in ogni caso, delle sfide da risolvere. “L'incremento continuo delle imprese e dell'occupazione conferma il ruolo fondamentale del nostro settore per la trasformazione digitale del Paese”, ha commentato Daniele Lombardo, Consigliere con delega alle politiche per la trasformazione digitale delle Pmi di Anitec-Assinform. “I dati mostrano anche come, a fronte della crescita demografica, esistano sfide significative per il nostro settore a partire dall’eccessiva frammentazione, la disomogenea distribuzione nel territorio, inclusa la necessità di un maggiore sostegno alla crescita delle Pmi e delle startup innovative”.
“Il passo nel futuro che il Paese deve fare dipende in modo strettissimo dalla forza del settore Ict, sia in termini di dinamiche imprenditoriali sia in termini di crescita di un’occupazione di elevata qualificazione” ha dichiarato il direttore generale di InfoCamere, Paolo Ghezzi. “Il Registro delle imprese si conferma un asset imprescindibile per conoscere da vicino e seguire nel tempo, in modo puntuale e aggiornato, tutti questi fenomeni, cogliendone l’impatto sulla struttura imprenditoriale complessiva del Paese e l’effetto sui territori”.