13/10/2026 di redazione

L’appello dei ricercatori: arginare i rischi dell’AI in tre modi

Quattrocento informatici e scienziati invocano la creazione di un registro degli incidenti cyber, un organismo di controllo e meccanismi di air-gapping. Uno studio di Ifo Institute difende il diritto all'addestramento dei modelli.

(Immagine generata con AI)

(Immagine generata con AI)

Per l’intelligenza artificiale abbiamo bisogno di più regole? O al contrario l’AI va lasciata libera di crescere e di far crescere l’economia? Lo scontro di opinioni è più vivo e irrisolto che mai, dopo mesi di notizie su attacchi informatici condotti da agenti AI, dopo gli inviti alla cautela di Dario Amodei e Sam Altman e le recenti dichiarazioni del presidente di Microsoft, Brad Smith, ma anche dopo fatti di segno opposto, come l’ordine esecutivo di Donald Trump sulla “superintelligenza” statunitense.

Altri fatti di questi giorni si inseriscono nel dibattito. Una nuova petizione firmata da circa 400 scienziati, informatici e ricercatori di tutto il mondo invoca maggiori controlli e misure di sicurezza per arginare i rischi dell’AI di frontiera. 

Tre le proposte racchiuse nella petizione. La prima è la creazione di un organismo internazionale incaricato di supervisionare gli standard di sicurezza dell’AI e di tener traccia dei falliti tentativi di contenimento dei modelli AI fuori controllo. In secondo luogo, si chiede la creazione di un registro degli incidenti di sicurezza, da riportare al suddetto organismo di supervisione.

Terza richiesta, dovranno essere adottati efficaci metodi di contenimento dei modelli AI, tra cui un air-gapping che consenta di scollegarli da Internet. “Non avremmo avuto l’attacco ad Hugging Face se avessero isolato l’ambiente di test da Internet con l’air-gapping”, ha dichiarato Toby Walsh, chief scientist della University of New South Wales AI Institute, tra i firmatari dell’appello.

La petizione riporta anche i nomi di Geoffrey Hinton e Yoshua Bengi, considerati tra i principali pionieri dell’AI e nel 2019 vincitori del Premio Turing per i loro contributi allo studio delle reti neurali profonde. Il terzo premiato, l’informatico francese Yann LeCun, ha invece scelto di non firmare, sostenendo che i recenti incidenti di cybersicurezza siano dovuti a errori di ingegnerizzazione dei sistemi.

Il training che serve all’economia tedesca

Intanto un nuovo studio di Ifo Institute, uno tra i principali istituti di ricerca europei, con sede a Monaco di Baviera, indirettamente getta benzina sul fuoco del dibattito sulla regolamentazione dell’AI. Gli autori dello studio stimano che l’intelligenza artificiale generativa possa contribuire alla crescita dell’economia tedesca con 440 miliardi di euro aggiuntivi di prodotto interno lordo da qui al 2034.

Se, però, scattassero regole più restrittive sull’accesso ai dati per il training dei modelli, il valore aggiunto sarebbe inferiore: la Germania da qui al 2034 “perderebbe” 115 miliardi di euro di PIL potenziale. Regole più restrittive, infatti, penalizzerebbero sia l’adozione dell’AI (con un impatto negativo pari a 45 miliardi di euro) sia le prestazioni dei modelli (75 miliardi), la ricerca sull’intelligenza artificiale (25 miliardi) e lo sviluppo tecnologico in europa (10 miliardi).

“Chiunque voglia un modello AI europeo leader non può, allo stesso tempo, rendere  inutilmente complicato l’accesso ai dati di addestramento. Non si possono avere entrambe le cose”, ha dichiarato il direttore di Ifo Institute, Oliver Falck. Gli autori dello studio chiedono, quindi, di conservare le attuali regole europee sul training dei modelli AI, i permessi e le eccezioni per il text-and-data-mining a scopi commerciali. 

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