Con il rilascio di VMware Cloud Foundation 9.1, Broadcom porta sul mercato una piattaforma che si propone come un’infrastruttura unificata per AI, Kubernetes e macchine virtuali, capace di supportare ambienti complessi e distribuiti, mantenendo al tempo stesso il controllo architetturale e operativo all’interno del perimetro aziendale.
Private cloud al centro della strategia AI
Uno degli elementi più rilevanti riguarda il cambiamento in atto nell’adozione dell’intelligenza artificiale. Secondo un’anteprima del report Private Cloud Outlook 2026 di Broadcom, citata durante la presentazione, il 56% delle organizzazioni sta già utilizzando o pianifica di utilizzare il private cloud per l’inferenza AI, mentre l’uso del cloud pubblico per questi workload è in calo.
Questo dato riflette la tendenza delle aziende, sempre più evidente, di avere maggiore prevedibilità nei costi e il completo controllo sui dati, soprattutto in contesti regolati o ad alta criticità. Non a caso, forse perché vedono ripetersi lo schema che ha caratterizzato la prima grande ondata del cloud, oltre il 60% dei responsabili IT dichiara forte preoccupazione per i costi infrastrutturali legati all’AI generativa.
Broadcom cavalca questa preoccupazione posizionando VMware Cloud Foundation 9.1 come la risposta diretta a queste esigenze, promettendo un’alternativa che combina efficienza economica, compliance e sicurezza integrata.
Efficienza infrastrutturale: meno costi, più densità
Uno dei punti di forza della piattaforma è la capacità di ottimizzare l’utilizzo delle risorse esistenti. L’approccio è quello di massimizzare la densità dei workload AI su infrastrutture già presenti, evitando investimenti massicci in nuovo hardware in un momento in cui GPU e server sono ancora risorse costose e scarse.
L’introduzione di tecniche avanzate come il memory tiering intelligente e la compressione dei dati consente di ridurre sensibilmente i costi operativi, migliorando al tempo stesso le performance. Questo si traduce in una gestione più efficiente sia dei workload AI sia di quelli tradizionali, che possono convivere sulla stessa infrastruttura.
Allo stesso tempo, la piattaforma introduce una gestione automatizzata su larga scala che consente di ridurre la complessità operativa, accelerare gli aggiornamenti e aumentare la capacità complessiva dei sistemi distribuiti.
Una piattaforma unica per AI, container e VM
Un altro elemento distintivo di VMware Cloud Foundation 9.1 è l’unificazione degli ambienti applicativi. La piattaforma consente infatti di eseguire modelli AI, applicazioni agentiche, servizi containerizzati e workload tradizionali su un’unica infrastruttura. Questo approccio elimina la frammentazione tipica degli ambienti moderni, dove spesso coesistono stack separati per AI, cloud-native e sistemi legacy. Il risultato è una maggiore velocità nello sviluppo e nel rilascio delle applicazioni, insieme a una governance più efficace.
La gestione combinata di risorse CPU e GPU risponde inoltre a una realtà spesso sottovalutata: le applicazioni agentiche richiedono una forte componente di calcolo CPU, mentre l’inferenza si basa su acceleratori GPU. La capacità di orchestrare entrambe le risorse in modo efficiente diventa quindi un fattore critico.
Sicurezza e sovranità: il modello zero trust per l’AI
Ovviamente, quando si tratta di infrastrutture moderne, la sicurezza è sempre presente come uno dei pilastri imprescindibili. VMware Cloud Foundation 9.1 integra un’architettura zero trust direttamente a livello infrastrutturale, con funzionalità che coprono l’intero stack, dall’hypervisor fino alle applicazioni.
Questo approccio consente di proteggere non solo i dati, ma anche gli asset più critici dell’AI, come i modelli e i dataset di training, che rappresentano oggi un patrimonio strategico per le aziende. Particolarmente rilevante è l’attenzione alla data sovereignty con meccanismi che permettono di mantenere i dati all’interno di confini geografici e normativi definiti, rispondendo alle crescenti esigenze di compliance.
Ecosistema aperto e libertà hardware
Per concludere, Broadcom approccia anche un altro tema ricorrente in questo periodo, quello dell’approccio aperto. La piattaforma supporta un ecosistema hardware eterogeneo, lasciando la possibilità di integrare tecnologie di AMD, Intel e NVIDIA e offrendo alle aziende la possibilità di scegliere le soluzioni più adatte alle proprie esigenze. Questa apertura si estende anche al networking, con integrazione standardizzata e interoperabilità con infrastrutture di rete avanzate, elemento fondamentale per garantire prestazioni e scalabilità nei workload AI.