Il data fabric per molti può essere un’espressione un po’ criptica, ma non per Appian: è su questo concetto che, d’ora in poi, la multinazionale statunitense si focalizzerà sia dal punto di vista tecnologico sia nella comunicazione. Un data fabric è sostanzialmente un modo semplice per accedere alle informazioni, per condividerle in un ambiente dati distribuito e per gestire i dati stessi in modo unificato e coerente, superando i compartimenti stagni. Dal palco della conferenza “Appian Europe” in corso a Londra, il fondatore e Cto dell’azienda, Michael Beckley, ha rimarcato che per portare semplicità in ambienti IT sempre più complessi e frammentati non è sufficiente integrare i dati di diverse applicazioni e workflow.

Perché Appian e non un concorrente? Solo Appian e Pegasystems presidiano il mercato delle piattaforme applicative low code per i contesti molto complessi, in cui è necessario sviluppare e integrare un elevato numero di applicazioni. E ora, alla luce della recente vicenda giudiziaria (lo scorso maggio un tribunale circoscrizionale della Virginia ha giudicato Pegasystems colpevole di spionaggio industriale ai danni di Appian, imponendo 2 miliardi di dollari di risarcimento), una parte dei clienti di Pegasystems è alla ricerca di un’alternativa.

 

Beckley ha rimarcato che la piattaforma di Appian è l’unica sul mercato a contenere tutti gli elementi: le capacità di integrazione no code/low code, i servizi di accesso ai dati basati su cloud, funzioni di sincronizzazione, composizione, arricchimento dei dati e – aspetto fondamentale per evitare che l’integrazione di dati e processi diventi problematica – un livello di virtualizzazione (virtual data layer). Il chief technology officer non ha risparmiato critiche all’approccio alternativo, quello del data lake, che rispetto al data fabric è più difficile da realizzare e da gestire. Mentre il data lake raccoglie dati da diverse fonti, il data fabric li mette in relazione. Dal punto di vista dell’utente, il risultato principale è la velocità: bastano cinque minuti, anziché tre ore, per creare un report; serve il 75% di codice in meno per creare chart; le operazioni di sicurezza vengono svolte in metà del tempo; le ricerche diventano da due a quattro volte più rapide.

 

 

Michael Beckley, fondatore e Cto di Appian

 

L’invito ai partner di canale

L’evento londinese è per Appian anche l’occasione di ribadire le relazioni con il canale. “Vogliamo che abbiate familiarità con il nostro messaggio, in modo da portarlo sul mercato”, ha detto dal palco Mike Wilson, fondatore e chief partner officer dell’azienda. “Nella nostra comunicazione stiamo passando al concetto di data fabric esteso a tutto ciò che facciamo”.

 

Raggiungere il mercato, naturalmente, non è solo questione di comunicazione ma anche di competenze. E Appian fa ai suoi partner una richiesta chiara: completare le certificazioni. “Non è difficile, ma sta a voi farlo”, ha rimarcato Erik de Haas, vice presidente alliances per le regioni Emea e Apj. L’ecosistema di Appian sta già seguendo questa indicazione: non solo il numero dei partner è cresciuto del 40% nell’ultimo anno, ma le certificazioni developer sono aumentate del 45%. Inoltre la catena di canale indiretta, che include i reseller, è più che raddoppiata nel 2022 rispetto al 2021. Sul totale delle nuove vendite Acv (Annual Contract Value) di quest’anno, il 74% deriva dal coinvolgimento dei partner.

 

Nel 2023 Appian spingerà ancor di più il tema della competenze, per rendere i partner sempre più autosufficienti nella vendita e nella realizzazione di progetti per i loro clienti. L’azienda ha promesso un supporto ancora maggiore e si rivolgerà al canale con un approccio “one team”, creando un unico punto di riferimento per le vendite e il marketing. Saranno avviati, inoltre, nuovi corsi di certificazione come i due già previsti nel programma di “Pre-sales enablement and accreditation”, in partenza entro la fine dell’anno.

 

Un mercato in crescita
Nonostante i tempi che corrono, non facili nemmeno per i grandi colossi tecnologici, il mercato dell’automazione e della data integration ha grande potenziale di crescita. Tra i settori di destinazione più promettenti quello bancario, l’assicurativo, il giudiziario/amministrativo, energia e utilities, istruzione, trasporti, Pubblica Amministrazione, difesa, sanità, supply chain e canale Ict. Nel settore bancario, ha spiegato de Haas, il modello dell’Open Banking rappresenta un’opportunità incredibile per gli operatori tradizionali, che però faticano enormemente a trasformare i processi dei propri sistemi “core”. 

 

La tecnologia di Appian è già ben affermata nel settore dei servizi finanziari, tant'è che tra le principali banche britanniche cinque su sei la utilizzano. Nel settore i casi d’uso tipici sono business operations, customer lifecycle e compliance. Da Londra è stata annunciata una nuova collaborazione con Feedzai, una società fintech che si occupa di rilevamento e protezione dalle frodi tramite machine learning.

 

Nel terzo trimestre del 2022 Appian ha visto crescere i propri ricavi del 30%, anno su anno, e per l’intero esercizio fiscale si attende un giro d’affari compreso tra 461 e 466 milioni di dollari, che corrisponderebbe a un incremento anno su anno tra il 25% e il 26%. Il modello di business continua a spostarsi verso la vendita di sottoscrizioni, da cui oggi deriva più dell’80% del giro d’affari (solo due anni fa, la torta dei ricavi era quasi equamente suddivisa tra la vendita di licenze e vendita di sottoscrizioni). “Questo indica che sempre di più avremo bisogno di voi per il nostro successo”, ha detto de Haas rivolgendosi ai partner.