19/03/2026 di Valentina Bernocco

Concretezza, dati di qualità e competenze per il successo con l’AI

Workday inaugura a Milano uno spazio di co-design, aperto ai clienti. Obiettivo: scrivere il futuro del lavoro, con strumenti di Agentic AI realmente utili.

workday-italia-agenti-ai-intelligenza-artificiale.jpg

Per creare innovazione in azienda, oggi come oggi, c’è un ingrediente ancor più importante dell’immancabile intelligenza artificiale: la collaborazione. Su questo punta Workday in Italia, inaugurando nella propria sede in centro a Milano un nuovo spazio, un “Innovation Lab” dove poter incontrare clienti e partner per concepire, sviluppare e testare nuove soluzioni. Soluzioni che hanno l’intelligenza artificiale alla base, ça va sans dire, ma la declinano sui dati, processi e contesti specifici.

“Siamo presenti in Italia dal 2018, ma oggi per noi è un punto di svolta”, ha raccontato in conferenza stampa il country manager, Fabrizio Rotondi.Nel design del nuovo Innovation Lab ho trovato molti punti di congiunzione con le Olimpiadi: la presenza di regole condivise e di persone che concorrono per dimostrare eccellenza e superare i propri limiti. Ci accomuna alle Olimpiadi anche l'apertura alla diverse culture”. Il suo essere multiculturale Workday l’ha sempre sottolineato: fondata nel 2005 in California, l’azienda ha posizionato a Dublino il proprio quartier generale europeo e qui porta avanti attività di ricerca e sviluppo. Recentemente è stato annunciato un investimento triennale da 175 milioni di euro per allestire un centro di eccellenza sull'intelligenza artificiale che dovrà dare lavoro a duecento professionisti specializzati in quest'area.

Una tecnologia nata sul cloud

Oggi Workday smuove circa 9,5 miliardi di fatturato (nel 2026, in crescita del 13% anno su anno) e conta 21mila collaboratori, un market cap di 40 miliardi di dollari, 11.500 aziende clienti e 75 milioni di utenti per le proprie applicazioni Software as-a-Service, che spaziano dai processi delle risorse umane (recruiting, contratti, paghe, formazione, gestione dei dipendenti) alla contabilità, dalla pianificazione all’area legale. 

Le applicazioni SaaS condividono un modello dati centralizzato (con la possibilità di combinare dati interni ed esterni) e integrano funzionalità di analytics e intelligenza artificiale a supporto dei processi decisionali e dell’automazione. “Nel B2B Workday è la seconda piattaforma più usata al mondo, dopo Microsoft”, ha sottolineato il country manager italiano.“Philips, Sorgenia, Unilever, Spotify, Venchi, Uber, LinkedIn, Banca Sella/Visa, Iliad utilizzano Workday perché condividono con noi una visione: cercare di liberare il potenziale delle persone. Con l'AI abbiamo una risorsa in più, ma vogliamo lasciare le persone al centro”.

Alla sua nascita, ha raccontato Rotondi, Workday rappresentava una scommessa: “Nel 2005 l’onda del cloud stava montando e i fondatori hanno voluto basare su questo tutta la tecnologia Workday. Siamo nati sul cloud e ci siamo sviluppati sul cloud. Il vantaggio di questa idea è che nel cloud i dati sono disponibili e uniformati. Rispettando, ovviamente, le regolamentazioni, abbiamo la possibilità di accedere a mille miliardi di dati all'anno”. 

Quelli a cui Workday ha accesso sono “dati buoni”, che arrivano non da ambienti di sviluppo o test ma da applicazioni “in produzione”. “Non c'è garbage-in, e quindi gli algoritmi basati su questi dati sapranno fare previsioni molto accurate”, ha osservato il manager.

Fabrizio Rotondi, country manager di Workday

Fabrizio Rotondi, country manager di Workday

Agenti AI dentro all’organigramma

“Qui si disegna il futuro del mondo del lavoro”, ha affermato Rotondi a proposito dell’Innovation Lab. “L'obiettivo di questo spazio è di creare innovazioni che possono cambiare il futuro del lavoro, strumenti concreti”. Questa visione riguarda anche l’Agentic AI, su cui Workday ha scelto di puntare già a fine 2024, con il lancio di un primo set di strumenti per il recruiting, la gestione delle note spese, la pianificazione della successione e l’ottimizzazione del processi. In seguito è stata lanciato un servizio per la configurazione, l’orchestrazione e la governance degli agenti AI, anche in ottica di integrazione con applicazioni terze.

“L'organigramma del futuro sarà composto da dipendenti e agenti AI, che assorbiranno alcune delle funzioni delle persone senza però togliere centralità a queste ultime”, ha proseguito Rotondi. “Il punto di delega finale dovrà sempre essere la persona. L'agente premastica la decisione, mentre la persona è incaricata di validare o invalidare l'azione dell'intelligenza artificiale”.

Come illustrato ai presenti, nell’ambito delle risorse umane l’agentic AI può aiutare nelle attività di selezione del personale (facendo una prima scrematura dei curricula o fissando i colloqui con i candidati), nella gestione dei talenti interni (abbinando aree di interesse, competenze e posizioni aperte), così come nella preparazione e nell’aggiornamento dei corsi di formazione, oppure nella gestione delle assenze e delle sostituzioni. La recente acquisizione di Paradox ha rafforzato questa componente di offerta. 

Altro terreno fertile è la contrattualistica: qui l’intelligenza artificiale può far valere la propria velocità e capacità di ingerire dati, per preparare documenti e fare verifiche di compliance. A breve, inoltre, sarà rilasciata una funzionalità di agentic AI per le attività di segreteria tipicamente previste nelle aziende: dotata di interfaccia conversazionale, potrà creare appuntamenti, fissare riunioni, compilare note spese, fare rassegne stampa automatizzate, aggiornare i dati del Crm e altro ancora.

workday-innovation-lab.jpg

Il paradosso della produttività dell’AI

Nel suo studio “Beyond Productivity: Measuring the Real Value of AI”, Workday evidenzia i benefici dell’intelligenza artificiale ma non nasconde gli attuali punti deboli della sua adozione. Senza investire sull’evoluzione delle competenze, dei ruoli e delle modalità di lavoro, l’incremento di produttività è illusorio: con l’AI si guadagna velocità nell’immediato salvo poi perdere tempo per controllare la qualità degli output, modificare e correggere. 

Tra i professionisti intervistati, il 94% degli italiani (contro l’85% del totale campione) risparmia da una a sette ore settimanali grazie all’AI. Il dato è scomposto in un 52% che dichiara di risparmiare da una a tre ore e un 42% che risparmia fa quattro a sette ore a settimana. La necessità di controllare e rielaborare i contenuti prodotti dall’AI, però, vanifica in parte il vantaggio.

A livello globale, quasi il 40% del tempo risparmiato grazie a strumenti di AI generalisti viene poi perso in rielaborazioni, correzione di errori, riscrittura di contenuti e verifica dei risultati. Solo il 14% dei dipendenti ottiene con l’AI “risultati netti chiaramente positivi in modo costante”. In Italia, un lavoratore su due impiega tipicamente da una a due ore a settimana a chiarire, correggere o riscrivere risultati di scarsa qualità prodotti dall’AI.

“Siamo consapevoli del fatto che sulla precisione o imprecisione dell'AI si giochi la partita”, ha ammesso Rotondi. “La precisione migliorerà, perché il focus di ogni azienda vendor è su questo. Sulla precisione dei risultati quello che fa la differenza, per Workday, è la nostra storia di vent'anni sul cloud e il fatto che i nostri dati provengano da sistemi in produzione. Quando l'input è giusto, anche l'output è corretto”.

Accanto alla qualità dei dati, l’altro pilastro su cui deve poggiare l’adozione dell’intelligenza artificiale sono le competenze. Ad oggi, un pilastro fragile. Dal report di Workday emerge che il 66% dei dirigenti considera le competenze sull’AI come una priorità assoluta, ma tra i dipendenti più impegnati nel lavoro di rielaborazione dei risultati dell’AI solo il 37% dice di avere accesso ad attività di formazione mirata.

scopri altri contenuti su

ARTICOLI CORRELATI