In piena fase di pre-Brexit, il teatro dell’annuale rassegna organizzata da Huawei e dedicata alla banda larga questa volta è Zurigo. L’accento dell’edizione 2019 non è tanto sulla tecnologia (molte infrastrutture, apparati e soluzioni erano già pronti e visibili lo scorso anno a Londra), ma sui primi casi applicativi, sulle partnership e soprattutto sulle strategie che dovrebbero permettere al 5G di decollare non solo negli slideshow ma anche sul territorio.

Ken Hu, deputy chairman della multinazionale, snocciola i dati: “a settembre nel mondo c’erano già oltre 40 operatori con reti 5G attive in 20 Paesi, e i dispositivi compatibili con lo standard 5G erano 136. Solo in Corea del Sud, dopo sei mesi dal lancio, si contano 3,5 milioni di utenti e un traffico dati che è triplicato rispetto al 4G”.

D’altronde, evidenziano i tecnici, un minuto di Realtà Aumentata (una delle applicazioni più importanti abilitate dal 5G) “consuma” 600 MB di dati.

Ken Hu

 

“Ma la diffusione del 5G”, prosegue Hu, “si trova di fronte tre sfide principali: la disponibilità dello spettro di frequenze, la razionalizzazione dei siti e la cooperazione tra aziende”. Secondo Hu, la prima sfida si vince se i Governi attuano politiche incentivanti, favorendo la disponibilità di spettri contigui e offrendo sconti agli operatori virtuosi. “Ci vogliono bande ampie”, ha detto Hu da Zurigo, “almeno 80-100 Mhz. Ma anche maggiori sperimentazioni sulle alte frequenze, come quelle che alcuni Paesi stanno conducendo con i 6 Ghz. Sul fronte dei costi, i Governi devono aiutare l’industria: in Arabia del Sud, lo stato si accolla il 25% dei costi delle frequenze”.

Anche sul fronte della disponibilità dei siti, le istituzioni possono accelerare il passo dello sviluppo del nuovo standard. Pur se basate su stazioni più efficienti (anche in termini di ingombro), le nuove reti necessitano di un alto numero di installazioni per funzionare correttamente. “C’è bisogno di più flessibilità”, ha proseguito Hu, “nella possibilità di installare le stazioni e le antenne. Un po’ come sta succedendo in Uk, un esempio positivo in questo ambito”.

Se le istituzioni e i governi sono chiamati al compito più delicato di favorire, o forse meglio dire non frenare, le potenzialità del 5G, le aziende non possono stare a guardare. Ken Hu in questo caso non ha solo fatto un appello alla collaborazione, ma ha annunciato una partnership reale, tra Huawei e Sunrise, che hanno aperto proprio a Zurigo il primo 5G Joint Innovation Center. Sunrise, il secondo operatore mobile in Svizzera, ha già pronte soluzioni basate su reti 5G attive per il mondo dell’agricoltura e del manufacturing, oltre a servizi per il gaming.

 

Il taglio del nastro del 5G Joint Innovation center

 

Differenti approcci

Sul palco dell'evento di Zurigo si sono succeduti operatori, aziende, membri di organizzazioni mondiali come Gsma. Tutti a dare il loro contributo sullo stato dell’arte del 5G. La sintesi, realistica e stimolante, è che ci sono posizioni e punti di vista anche molto diversi. Tutti concordano nel ritenere il 5G una vera rivoluzione e non un semplice passaggio da una generazione all’altra. “Il 5G non è lo stadio successivo del 4G”, è la formula più sentita, ma tuto un altro mondo, un mondo che è in grado non solo di connettere persone (come già fa egregiamente il 4G), ma di abilitare un universo di nuove possibilità, a partire dalle smart city, dall’intrattenimento immersivo, per arrivare alle fabbriche intelligenti, alla medicina da remoto, alle fattorie automatizzate e alla guida autonoma. Quello che cambia sono i tempi e i modi con cui arrivare alle nuove reti.

Alex Sinclair, Cto di Gsma è moderatamente ottimista: “Nel breve periodo il 5G presenta tre grandi opportunità: il supporto di Industry 4.0, i servizi cloud evoluti e l’intrattenimento. L’ostacolo più grande è il costo dello spettro, che ha frenato lo sviluppo fino a oggi, ma noi abbiamo raccolto già 14 casi di successo che complessivamente hanno prodotto risparmi per 700 milioni di dollari grazie all’utilizzo del 5G”.

Decisamente ottimista invece Chaobin Yang, presidente di Huawei 5G, che ha parlato di oltre 60 contratti già firmati (di cui 32 in Europa), di oltre 400mila unità Mimo consegnate e di celle 5G così efficienti da avere una capacità fino a 30 volte maggiore delle “vecchie” 4G.

Sul fronte degli operatori, sul palco di Zurigo è andato in scena l’entusiasmo di China Mobile, che ha dichiarato di voler commercializzare il 5G in tutta la Cina (340 città) entro il 2020, ma anche la prudenza della spagnola Telefonica, che fissa al 2020 i primi lanci tattici della tecnologia ma che non prevede prima del 2022 una diffusione capillare della rete, che comunque coesisterà ancora per un lungo periodo con il 4G.