Facebook non perde il sorriso, nonostante la multa da 5 miliardi di dollari per violazioni di privacy appena patteggiata con la Federal Trade Commission e nonostante le indagini antitrust avviate sempre dalla Ftc e dal Dipartimento di giustizia statunitense. L’azienda di Mark Zuckerberg può ancora sorridere perché i conti vanno bene: fra aprile, maggio e giugno ha fatturato oltre 16,88 miliardi di dollari, superando la stima di 16,45 miliardi fatta dagli analisti e migliorando del 28% il risultato trimestrale rispetto a quello di un anno prima. 

 

I margini di profitto, però, sono calati: erano stati del 44% nel secondo trimestre del 2018, 27% quest’anno. Parallelamente l’utile netto trimestrale, da un anno all’altro, è sceso da 5,1 miliardi a 2,6 miliardi di dollari. Niente di cui stupirsi: il calo si era già visto nel confronto sul primo quarter (46% di margine operativo nel 2018, 22% nel 2019) ed è motivato proprio dalla multa della Ftc, che è stata riferita per circa tre miliardi di dollari al trimestre di gennaio-marzo e per due miliardi a quello di aprile-giugno. Cifre imponenti, ma non se paragonate al giro d’affari del social network, quasi totalmente generato dalla pubblicità e in piccola parte da licenze e altri servizi. Senza questa spesa, sottolinea l’azienda, il margine operativo sarebbe stato più alto di 20 punti percentuali nel primo trimestre e di 12 punti nel secondo.

 

Guadagni a parte, va notato che per Facebook è diventato più difficile procurarsi nuovi iscritti e convincere quelli esistenti a frequentare con costanza la piattaforma. Nel trimestre 1,59 miliardi di persone si sono collegate al proprio account ogni giorno, mentre 2,41 miliardi lo hanno fatto almeno una volta in un mese. L’utenza cresce ancora, sì, ma soprattutto nei mercati tecnologicamente più immaturi: i dati presentati dalla società evidenziano il buon incremento di utenti attivi nell’area Asia Pacifico e nel “resto del mondo”, mentre Stati Uniti ed Europa contribuiscono in piccola misura all’allargamento della base. E comunque crescono ancora, nonostante la maturità del social network e nonostante la cattiva pubblicità portata dal caso di Cambridge Analytica e dalle multe.

 

 

Poca sostanza nel commento di rito di Mark Zuckerberg, che ha rimarcato concetti già ripetuti in precedenza: “Stiamo investendo per realizzare più solide difese alla privacy di tutti e sull’offerta di nuove esperienze per le persone che utilizzano i nostri servizi”. Oltre a proseguire nello sviluppo del prodotto per trovare ulteriori fonti di monetizzazione, l’azienda di Menlo Park nei prossimi mesi e anni dovrà dimostrare di aver preso seriamente le multe e le indagini in corso. Fra gli enti watchdog e il mondo politico in molti ora, specie dentro al Congresso, invocano maggiori controlli e misure di contenimento per un colosso diventato ormai troppo grande, pervasivo e invadente. 

 

Una delle ipotesi, caldeggiata da esponenti del Partito Democratico, potrebbe essere la vendita di Instagram e Whatsapp, ma è altamente improbabile che Zuckerberg e soci vogliano liberarsi di due cavalli vincenti. Peraltro le tre piattaforme (oltre alle due citate, quella di Messenger) stanno chiaramente procedendo verso l’integrazione. All’orizzonte c’è poi Libra, il nuovo sistema di emissione e gestione di criptovaluta, con il quale Facebook l’anno prossimo non solo entrerà nel mercato dei pagamenti digitali ma diventerà (salvo strade sbarrate) un operatore bancario di gigantesche proporzioni.