Da un lato un certo immobilismo delle Pmi italiane che sono solide, fluide con prospettive importanti ma non investono, hanno paura di farlo o, se lo fanno, si tratta di episodi sporadici. Dall’altra un’Europa ferma sulla spesa in intelligenza artificiale e schiacciata da Stati Uniti e Cina, che la fanno da padrone sugli investimenti globali.
 
Un quadro luci e ombre, quello tratteggiato da Stefano Firpo, uno dei padri del piano Industria 4.0 al ministero dello Sviluppo Economico durante l’emanazione di questa novità da parte dell’ex ministro Carlo Calenda. Durante il suo intervento al Digital Italy Summit 2019, organizzato da The Innovation Group, Firpo, che ora è direttore generale di Mediocredito Italiano, evidenzia le paure del cambiamento sia da parte della politica sia da parte delle imprese, mettendo al centro un disegno globale di politica industriale europea.
 
“L’Europa è un po’ restia a pronunciare questi temi”, dice Firpo. “Se non si ha una politica industriale decisa, è difficile che, lato offerta, l’Europa possa inglobarsi nel sistema. In Europa però è aperto il dibattito sulle catene di valore strategico: dalla microelettronica, all’idrogeno, al quanting computing. È in questi segmenti che la partita, da parte dei singoli paesi, va giocata”. Il direttore Mediocredito Italiano è categorico: “In Europa e in Italia bisogna rilanciare gli investimenti, non ci sono strade alternative!”. Posto che gli strumenti ci sono già, Firpo suggerisce che si debba lavorare sulla governance e auspica che l’Italia stia presidiando i tavoli di lavoro a Bruxelles, ritenuti dallo stesso direttore, piani strategici.
 

Stefano Firpo, direttore del Mediocredito Italiano

                            

Infine un quadro reale, ma allarmante. Secondo il dirigente, l’economia italiana e, in particolare il Pil, non crolla perchè deve dire grazie all’export e al digitale che ha dato il via a una sorta di progresso tecnico, “ma se non ci sono politiche forti, come lo era Industria 4.0 che, otto anni fa aveva il ruolo di disegnare la rotta, si rischia di affondare”, conclude il direttore di Mediocredito Italiano.