Grida al complotto, Amos Genish, ormai ex amministratore delegato di Tim, e potrebbe avere ragione. L'atto di sfiducia votato dal Cda in settimana è, a suo dire, il risultato di “campagna segreta” condotta dal fondo d'investimento statunitense Elliott, “per molto tempo cercando di destabilizzare me e la società”. D’altra parte non c'erano dubbi che la decisione voluta dall'azionista di maggioranza, prevalendo sulla francese Vivendi, fosse stata un colpo basso se non altro nelle modalità: è arrivata proprio mentre Genish era in missione in Cina per discutere di reti e servizi 5G con alleati quali Huawei.

Nell'intervista rilasciata a La Stampa il manager israeliano, che in Tim erano entrato a settembre dell'anno scorso per volere di Vivendi, l'ha definita una “mossa sorprendente e contraria alla corporate governance”, specificando di aver avuto un preavviso di appena dodici ore. Al di là della vicenda personale, ciò che interessa all'Italia è la direzione che ora potrà prendere la strategia di Tim, con particolare riferimento alla possibilità di scorporo della rete di accesso e all'alleanza con OpenFiber per la realizzazione congiunta di una nuova infrastruttura in fibra ottica.

Il tema su cui pende un punto interrogativo non è tanto l'alleanza ma il “dettaglio” su chi debba possedere la maggioranza, e dunque il controllo della rete. L'ex amministratore delegato, e con lui i rappresentanti di Vivendi in Cda, desidera che Tim rimanga proprietario per evitare “problemi di lavoro e finanza” e la riduzione della società in “spezzatino”, come invece a suo dire vorrebbe Elliott. La diversità di vedute era emersa fin dai primi tempi dall'insediamento del Ceo, tant'è che “era impossibile lavorare”, ha detto il manager: “Elliott mi ha sempre promesso sostegno a parole e non lo ha mai fatto”.

Prossima puntata della saga il 18 novembre, quando il consiglio di amministrazione si riunirà nuovamente per eleggere il successore di Genish. Ma il nome, battuto stamane dalle agenzie, c'è già: Luigi Gubitosi, attuale commissario di Alitalia ed ex direttore generale della Rai, nonché ex amministratore delegato di Wind. La scelta del manager napoletano, classe 1961, è data dalle agenzie di stampa come cosa fatta, anche se l'azienda ha voluto specificare che il Comitato nomine "è tuttora in corso e qualsiasi determinazione è totalmente prematura".