Originariamente solo anglofono, il Google Assistant è ormai più che poliglotta e lo diventerà ancora di più prossimamente: entro la fine dell'anno, saprà comprendere e parlare oltre 30 lingue e potrà quindi essere usato sul 95% dei dispositivi Android compatibili con il suo software. Così ha comunicato la società di Mountain View, in una settimana ricca di annunci tecnologici come quella del Mobile World Congress di Barcellona. Dopo l'aggiunta dell'italiano e dello spagnolo, lo scorso novembre, il “maggiordomo virtuale” è arrivato a saper maneggiare otto idiomi, ma l'obiettivo degli oltre trenta ora annunciato sposta decisamente in avanti le sue mire di colonizzazione.

Tra le lingue in lampa di rancio in tempi brevi ci sono il danese, l'olandese, il norvegese, lo svedese, l'hindi, l'indonesiano e il tailandese (idioma peraltro molto complesso, considerando la pluralità di accenti e intonazioni che determinano il signifcato di una parola). E non è tutto: l'assistente diventerà anche “multilingua”, ovvero potrà gestire più idiomi sul medesimo dispositivo senza che sia necessario modificare le preferenze: a seconda della circostanza d'uso (per esempio a casa o al lavoro), dialogherà in inglese, francese o tedesco. Anche questa funzione è destinata a espandersi, poiché “il supporto per altri linguaggi arriverà in futuro”, ha comunicato l'azienda.

Insomma, Google sembra seriamente intenzionata a non lasciare troppo spazio agli assistenti virtuali della concorrenza, cioè a Siri (di Apple), Cortana (di Microsoft, integrato in Windows e in una serie di smart speaker di vari produttori), Alexa (Amazon, funzionante sui suoi smart speaker) e Bixby (di Samsung, funzionante sui Galaxy). Recentemente l'assistente virtuale aveva fatto parlare de sé per la possibilità di una sua espansione a tutti i dispositivi Chrome OS, e sebbene non ci siano dichiarazioni ufficiali di Google in materia, questa opzione è sicuramente nell'aria e rappresenterebbe la naturale evoluzione della strategia secondo cui i grandi vendor porteranno i rispettivi software di intelligenza artificiale all'interno di un crescente numero di prodotti e servizi.

La società del gruppo Alphabet, d'altra parte, è particolarmente ben posizionata. Non solo perché il trampolino di lancio di Android le permette di raggiungere un pubblico vastissimo (pur con il limite delle specifiche tecniche che impediscono ai telefoni più vecchi di aggiornarsi alle versioni supportate dall'Assistant), ma perché attraverso il Web, il servizio Google Translate e YouTube ha alle spalle una certa esperienza in fatto di traduzioni, software cognitivi e comprensione del linguaggio naturale.

 

 

 

I citati limiti tecnici, inoltre, in futuro adranno via via a scomparire. Nell'ultimo anno, fa sapere Google, “abbiamo lavorato a stretto contatto con i produttori Oem per portare le capacità dell'Assistant sui loro telofoni Android. Quest'anno questi sforzi congiunti andranno avanti con il programma Assistant Mobile per gli Oem, che consentirà a questi ultimi di realizzare più profonde integrazioni tra l'Assistant e le funzionalità dei dispositivi, usando la comprensione del linguaggio anturale e le interfacce conversazionali dell'assistente”. Esempi di tali “integrazioni profonde” riguardano i processori dedicati per l'intelligenza artificiale, la capacità degli smartphone di reagire ai comandi “Ok Google” ed “Hey Google” anche a schermo spento e altre funzionalità, realizzate ad hoc. “Presto”, ha aggiunto la società di Mountain View, “avremo inoltre nuove integrazioni con Lg, Sony Mobile e Xiaomi”.