Nessuna rinuncia: il Web, anche da mobile, dev’essere ricco, animato, multimediale. Google mira a coniugare leggerezza e qualità delle user experience con il suo progetto Accelerated Mobile Pages, o Amp, presentato a inizio ottobre e per cui esiste ora anche un orizzonte temporale: intorno alla fine di febbraio dell’anno prossimo, ha annunciato Big G, inizieremo a vederne gli effetti mentre navighiamo collegandoci alla Rete da smartphone o da tablet. “Per molti utenti”, si legge nel sito di presentazione del progetto, “il Web da mobile è una esperienza lenta, scoordinata e frustrante. Ma non dev’esserlo necessariamente”. Amp è sostanzialmente una piattaforma open source basata su linguaggio Html, che utilizza tecnologie esistenti per creare pagine Web più leggere, in grado di caricarsi in una frazione del tempo altrimenti richiesto, anche in caso contengano video, immagini, audio, animazioni.

Quanto più rapidamente, Google non l’ha specificato, ma ha fatto sapere che Pinterest – fra i primi grandi nomi ad aver testato l’Amp, ha ridotto del 75% i tempi di caricamento delle pagine visualizzate con le app di iOS e Android del social network basato sulle immagini. Nelle prime settimane del nuovo anno anche Twitter e LinkedIn inizieranno a sperimentare le Accelerated Mobile Pages.

Finora si è parlato di social network, un “luogo” della Rete che sempre più spesso si visita a partire dall’avvio di un’applicazione mobile. Ma il progetto Amp avrà un impatto anche sui siti a cui si approda tramite motore di ricerca, dal momento che la velocità è uno dei criteri inclusi nell’algoritmo di Google per determinare la posizione di un risultato. “Uno dei vantaggi di Amp”, ha spiegato Rudy Galfi, il product manager del progetto, “è una esperienza d’uso più prevedibile e rapida. La velocità è un fattore molto importante”. Lo è per Google e il suo serch engine, ma anche per l’utente: a detta dell’azienda di Mountain View, il 40% degli internauti tende ad abbandonare un sito che impiega più di tre secondi a caricare una pagina.

Da fine febbraio, dunque, il motore di ricerca inizierà a includere i contenuti Amp. Da ottobre a oggi, intanto, si è già allargata la cerchia degli interessati al progetto. In primo piano ci sono gli editori, intesi in senso lato: oltre ai già citati social network e a Google News, anche testate giornalistiche (Wall Street Journal, Financial Times, New York Times, The Washington Post, Huffington Post, The Economist, Fox News, Bbc News, BuzzFeed e molti altri) e piattaforme come Wordpress. Quest’ultima a partire da gennaio supporterà tutti gli editori e utenti che vogliano attivare pagine Amp.

 

 

Ragionando sulla possibilità di monetizzazione, due elementi vanno necessariamente considerati: analytics e inserzioni pubblicitarie. Servizi come Google Anaytics, comScore, Chartbeat e Parse.ly supporteranno le pagine Apm entro la fine di febbraio. Quanto all’advertising, il responsabile tecnico del progetto Amp, Malte Ubl, ha detto che è “ancora troppo presto per determinare quale impatto ci sarà sulla monetizzazione”, sottolineando comunque come la migliore user experience favorirà il traffico e dunque gli introiti pubblicitari.

In molti hanno notato come le Accelerated Mobile Pages siano un po’ la risposta di Google agli Instant Articles di Facebook, con i quali hanno in comune il tentativo di fornire agli editori una migliore visibilità su mobile. Con una differenza, tuttavia: mentre il social network ospita sulla propria piattaforma la versione “light” dei contenuti editoriali altrui, le Amp possono operare ovunque, nel Web, e non solo all’interno dei servizi targati Google.