Lotta al phishing e nuova intelligenza artificiale applicata alle fotografie (anche a quelle di Instragram). Così, con nuovi annunci fatti alla conferenza F8 di San Jose, Facebook prova a ripulirsi la “fedina penale” ora che le polemiche del caso Cambridge Analytica sono ormai sbollite, ma con la prospettiva di lasciare un segno nel lungo periodo. Non tanto perché la società di digital marketing britannica abbia deciso di chiudere bottega né per gli effimeri proclami di fuga dai social network, circolati nella discussione online in queste settimane. Ma piuttosto perché la soglia dell'attenzione sui temi della privacy si è elevata e perché l'azienda di Mark Zuckerberg non potrà forse tollerare altri danni d'immagine. Fra le altre cose, a San Jose si è parlato proprio di tutela della riservatezza delle persone con il nuovo strumento Clear History.

Nella seconda giornata di conferenza, poi, si è discusso di lotta alla campagne di phishing sul Web. È esperienza comune per qualsiasi internatua imbattersi sui motori di ricerca o per errori di digitazione in siti che si spacciano qualcos'altro, usando indirizzi che richiamano altro, inserendo magari un trattino, un numero o una lettera di troppo, oppure invertendo due lettere o creando parole composte. Chi approdi su queste destinazioni può diventare vittima di furti di username e password, numeri di carta di credito e altre informazioni strategiche per compiere ulteriori truffe.

Per contrastare questo genere di attività Facebook da tempo utilizza uno strumento di monitoraggio anti-spoofing chiamato Certificate Transparency Monitoring Tool (e inserito nel più ampio framework del Certificate Transparency), capace di analizzare i domini dei siti Web per smascherare i tentativi di “imitazione” di siti legittimi sopra descritti. Ora tale strumento potrà essere usato dagli sviluppatori che ne facciano richiesta, così come potrà essere usata l'interfaccia Api di Webhook, utile per integrare il descritto sistema di allerta anti-phishing all'interno di applicazioni.

Il social network continua a compiere progressi anche nel campo dell'intelligenza artificiale, che rappresenta ormail “le fondamente di tutto ciò che facciamo”, come dichiarato a San Jose da Mike Schroepfer, chief technology officer dell'azienda californiana. Schroepfer ha raccontato di come i ricercatori di Facebook abbiano “allenato” programmi di computer vision usando miliardi di immagini tratte da database pubblici, fra cui 3,5 miliardi di foto di Instagram, corredate da 17.000 diversi hashtag. A che pro? Lo scopo è stato quello di mettere a punto un software capace di abbinare con accuratezza un'immagine ad hashtag pertinenti, e di farlo per milioni o miliardi di file, su larga scala.

L'allenamento ha consentito agli algoritmi di guadagnare abilità, riuscendo a distinguere fra gli hashtag pertinenti con la descrizione di una fotografia e quelli invece irrilevanti ai fini del riconoscimento (perché spiccatamente personali, scherzosi, frutto di giochi di parole, sinonimi di altri e via dicendo). Messi alla prova su circa un miliardo di file, gli algoritmi hanno dimostrato un'accuratezza dell'85,4% su ImageNet.

 

 

 

Abbiamo usato alcune tecniche di base per unire hashtag simili fra loro e ridurre il peso di altri, ma non c'è stato bisogno di complesse procedure di pulizia per eliminare il rumore”, ha spiegato l'azienda. Perfezionando ancora questi programmi e creando un accurato “modello predittivo di hashtag su larga scala”, così lo chiama Facebook, presto si potrà fare a meno dell'intervento umano oggi ancora necessario per catalogare ed etichettare le immagini. E c'è di più: si pernsa, per “l'immediato futuro”, ad altri impieghi degli hashtag come strumento di programmi di computer vision che sapranno intepretare riprese video, modificare il ranking di un contenuto nei newsfeed di Facebook oppure risconocere attributi specifici di una fotografia (per esempio la razza di un animale o la tipologia specifica di una pianta).