La “cacciata” del 5G di Huawei dal Regno Unito potrebbe avvenire prima del previsto. Lo scorso luglio il governo britannico aveva già preso una decisione in merito all’utilizzo degli apparati 5G del produttore cinese all’interno delle reti telefoniche del Paese: nuove forniture vietate a partire dal 31 dicembre 2020, mentre quelle già in uso dovranno essere rimosse e sostituite entro il 2027. O avrebbero dovuto. Ora, infatti, si profila l’ipotesi di uno sfratto anticipato di due anni, e motivato (almeno apparentemente) dalle solite preoccupazioni di cyberspionaggio di cui il governo statunitense parla da anni.

 

In una relazione della Commissione Difesa i parlamentari britannici invitano il governo ad accelerare i tempi, fissando non al 2027 bensì al 2025 il termine ultimo per rimuovere dalle reti nazionali le tecnologie 5G di Huawei. A detta degli esaminatori, dalle testimonianze raccolte tra accademici, esperti di cybersicurezza e addetti ai lavori del settore delle telecomunicazioni è emersa una “chiara evidenza” di collusioni tra la società di Shenzhen e il Partito Comunista Cinese. D’altra parte l'appartenenza di Ren Zhengfei, fondatore e presidente di Huawei, alle liste del partito non è un mistero, ma a detta dell’azienda questo non influenzerebbe le scelte dell’imprenditore. 

 

Secondo la Commissione Difesa, invece, Huawei si troverebbe nella posizione di dover condurre attività di spionaggio per conto del governo cinese, in obbedienza a una legge nazionale sull’intelligence approvata a Pechino nel 2017. Non ci sono prove di attività di questo tipo, si legge nel report, ma è presumibile che prima o poi Huawei possa inserire delle backdoor all’interno dei propri apparati, così da poter intercettare conversazioni e scambio di dati. Accuse di questo genere sono state rigettate da Huawei innumerevoli volte, in Europa e negli States, con dichiarazioni e con gesti tesi a dimostrare trasparenza e indipendenza dai voleri di Pechino. 

 

Non è scontato, ora, che il Regno Unito effettivamente anticipi al 20205 l’estromissione di Huawei, ma questo nuovo report rafforza e rimarca la decisione già presa. Allentati i rapporti con l’Unione Europea, sulle scelte del governo di Boris Johnson pesa soprattutto l’influenza degli Stati Uniti. E in un’America (ancora) governata da un Donald Trump sempre meno politically correct, ammesso che mai lo sia stato, la Cina è sempre il capro espiatorio numero uno. Oggi ancor di più, alla luce del “virus cinese”, così lo chiama il presidente, che non ha risparmiato nemmeno lui.