L’alleanza sino-italiana sta portando i suoi frutti. Lenovo ha annunciato il completamento della seconda fase di implementazione del proprio supercomputer al Cineca, il Consorzio Interuniversitario di calcolo di Casalecchio di Reno (BO). Grazie a questa risorsa di High Performance Computing (Hpc) il centro emiliano è balzato al dodicesimo posto del ranking globale della Top500, la lista dei supercomputer più potenti al mondo. La macchina implementata dal Cineca è ora al primo posto nell’Unione Europea per quanto riguarda i sistemi di calcolo dedicati alla ricerca scientifica. Ma la stessa Lenovo ha ottenuto miglioramenti sensibili, rafforzando sia la prima posizione in Cina e raggiungendo la seconda piazza nel ranking Top500 per numero di soluzioni Hpc installate.

Ma in cosa consiste la fase due del Cineca? A maggio il supercomputer erogava una potenza di picco di 1.7 Pflops, allora la maggiore per i sistemi basati sull’architettura Intel Omni-Path. Oggi le macchine del consorzio universitario bolognese possono erogare 6,2 Pflops, grazie all’arrivo dei processori Intel Xeon Phi Knights Landing e a 3.600 nodi interconnessi a 100Gb con il fabric del colosso californiano dei chip.

Ma il percorso congiunto con Lenovo non termina qui, perché l’obiettivo finale è arrivare, entro luglio 2017, a 20 Pflops grazie all’utilizzo di processori Intel Xeon di prossima generazione. Il nuovo sistema del Cineca è a disposizione del mondo italiano della ricerca e dell’accademia, oltre che della rete europea per il calcolo ad alte prestazioni. Attraverso Eurofusion, il Consorzio europeo per lo sviluppo dell’energia da fusione nucleare, Marconi può essere sfruttato anche dalla comunità scientifica internazionale.

 

Il supercomputer Marconi del Cineca (Casalecchio di Reno, Bologna)

 

Lenovo, nel frattempo, fa passi avanti anche al cospetto dell’OpenHpc, consorzio per lo sviluppo del calcolo ad elevate prestazioni. È stata infatti accettata la proposta del vendor cinese di adottare un Extreme Cluster/Cloud Administration Toolkit (xCat) Confluent basato sugli standard OpenHpc, per facilitare gestione e provisioning dei sistemi.

Il colosso asiatico ha annunciato anche lo sviluppo di Antilles, nuova interfaccia grafica utente open source immediata e pronta all’uso. La grafica di un portale Web è basata su una suite di software di Infrastructure-as-a-Service (IaaS) che integra le migliori soluzioni aperte potenziate con le configurazioni di Lenovo, oltre che a plug-in e script per consentire l’uso immediato del software.

Antilles è stato progettato per gestire con trasparenza l’Hpc, i Big Data e i flussi di lavoro su infrastrutture virtualizzate, grazie alla sua capacità di adattarsi in modo dinamico all’utente e al data center. È stato progettato su un’architettura che permette a più utenti di adottare OpenHpc e abbassa il livello di competenze necessarie per beneficiare degli strumenti.

 

Non solo elaborazione, ma anche storage

Infine Lenovo ha presentato un nuovo array di dischi ad alta densità, il D3284 Jbod. Si tratta di un disk enclosure 5U per 84 Hdd o Ssd da 3,5 pollici, che unisce le prestazioni dell’interfaccia a 12Gb con funzionalità hot swap sia per drive a stato solido sia per hard disk. D3284 offre scalabilità per una vasta gamma di campi applicativi, tra cui l’archiviazione di file definita dal software, video sorveglianza, backup e archivio.

Per sfruttare il nuovo Jbod insieme ai server Lenovo e al resto del portafoglio San, il vendor ha presentato anche Distribuited Storage Solution (Dss), una nuova famiglia di soluzioni di infrastrutture per lo scale-out di file storage. La prima versione, disponibile nella prima metà del 2017, sarà Distributed Storage Solution per Ibm Spectrum Scale (Dss-G), che supporterà fino a 670 Hdd per ciascun Raid consentendo di attivare l’installazione minima di 22 dischi e di effettuare lo scale-out fino a 6 PB.

 

Il disk enclosure D3284 Jbod da 84 Hdd o Ssd di Lenovo