Google apre all’elaborazione quantistica sul cloud. Bloomberg ha ottenuto dei documenti di Big G in cui vengono citate due iniziative che riconducono ai computer basati sui qubit. La prima riguarda un laboratorio, battezzato “Embryonic quantum data center”, mentre la seconda si chiama Projectq: si tratterebbe, secondo quanto appreso dall’agenzia di stampa, di un progetto open source per convincere sviluppatori e ricercatori a scrivere codice per le macchine quantistiche. Big G metterebbe a disposizione risorse sulla nuvola, in modo analogo a quanto sta già facendo Ibm con la sua Quantum Experience. “Non è un mistero che (Google, ndr) stia progettando hardware per il computing quantistico e che vorrebbero, in futuro, realizzare un servizio cloud”, ha spiegato Peter McMahon, ricercatore dell’Università di Stanford. Al momento il colosso di Mountain View si è rifiutata di commentare.

L’anno scorso Google ha acquistato uno dei tre esemplari in circolazione del D-Wave 2x, seconda generazione del computer quantistico della canadese D-Wave Systems. Un’operazione da diversi milioni di dollari, investiti per accelerare lo sviluppo di questa promettente tecnologia che, a differenza dei bit “classici”, si basa sul principio di sovrapposizione quantistica per condurre elaborazioni in parallelo, aumentando così velocità ed efficienza.

I qubit, infatti, possono assumere in contemporanea valori 0 e 1, a differenza dei bit che possono essere impostati su acceso o spento a seconda del flusso di corrente. Gli sforzi di Big G nel campo dell’elaborazione quantistica non sono recenti. Già nel 2014 la società aveva annunciato la volontà di competere nel settore e a inizio 2017 aveva affermato di voler provare la propria “supremazia”: le macchine di Big G sarebbero anche in grado di superare in termini prestazionali i supercomputer più potenti al mondo.

Il colosso californiano è sicuramente una potenza nel cloud, ma non è detto che riesca a ripetersi anche nella nuova era quantistica. Certo, i tempi non sono maturi, ma la tecnologia si sviluppa rapidamente: secondo Bill Gates, ad esempio, ci vorranno ancora dai sei ai dieci anni per sfruttare appieno la potenza dei qubit. Ibm ha dimostrato di essere all’avanguardia, grazie a investimenti milionari. La corsa è comunque appena iniziata.