Più o meno un anno fa, c’erano ancora uffici affollati, scrivanie spesso personali, persone che si spostavano con la propria auto o i mezzi pubblici per raggiungere la sede di lavoro o partecipare a un appuntamento. Poi è arrivata la pandemia e tutto è cambiato. I modelli flessibili hanno sostituito quelli tradizionali e il lavoro è diventato un’attività e non più un luogo.

Questo scenario porta con sé cambiamenti destinati a durare nel tempo e conseguenze delle quali le aziende dovranno tenere conto, sia in termini di impatto economico che di engagement dei dipendenti e collaboratori.

Innanzitutto, l’obbligo di utilizzare di più il lavoro remoto ha spazzato via antiche convinzioni, facendo capire che si può garantire comunque la produttività, con un diverso equilibrio fra vita e attività professionale ed effetti da non trascurare anche sui costi e l’ambiente.

Citrix ha realizzato con OnePoll un’indagine su 10mila lavoratori di sei diversi paesi, dimostrando come il 45% ritenga di essere più produttivo lavorando in remoto e il 50% registri una qualità della vita migliore, seppur condizionata da lockdown, mascherine e distanziamenti, che comunque non dipendono dalla condizione lavorativa: “Le aziende più avvedute non potranno che spingersi verso modelli abilitati dalla tecnologia per far emergere skill e talenti, anziché occuparsi degli spazi lavorativi”, osserva Fabio Luinetti, country manager di Citrix Italia. “Il 57% degli intervistati per l’indagine sarebbe addirittura disposto a trasferirsi a vivere in aree rurali, segno che la vita in una grande città non viene più percepita come fondamentale per garantirsi un futuro di crescita professionale”.

In sostanza, con una quota significativa di lavoratori disposti a lavorare stabilmente da casa se dotati di adeguate tecnologie, le aziende devono preoccuparsi soprattutto di come far collaborare colleghi, partner e clienti per creare così innovazione e valore.

Fabio Luinetti, country manager di Citrix Italia

Un altro elemento sorprendente riguarda il fatto che il 53% degli intervistati accetterebbe (o ha accettato) una diminuzione di stipendio in cambio della possibilità di lavorare senza vincoli geografici, con un 11% pronto a tagli anche del 20%. Uno studio condotto dal Cebr (Center of Economics and Business Research) su 2.500 knowledge worker indica che il 95% lavorerebbe da casa mediamente per la metà di una settimana operativa e più del 60% lo farebbe da luoghi diversi da case e uffici (dalle caffetterie agli spazi condivisi) almeno un giorno alla settimana. In questo modo, i modelli di lavoro flessibile possono liberare oltre 105 ore per persona l’anno a vantaggio dei lavoratori, che possono essere dedicate ad attività personali o alla famiglia.

Nel recente evento Work Summit, Citrix ha portato anche testimonianze dei risultati che i mutamenti hanno già portato alle aziende. British Gas, per esempio, ha indicato come il lavoro remoto sia passato in poche settimane dai 2mila dipendenti prima coinvolti agli attuali 15mila, sfruttando Microsoft Azure e Citrix Cloud per migliorare la collaborazione. Il team di Formula Uno della Aston Martin Red Bull ha sottolineato come la propria attività sia basata sui dati: “Il nostro team di ingegneri interno apporta 30mila modifiche al design per stagione, anche in base ai dati dei sensori generati durante le gare”, ha indicato la responsabile delle partnership Zoe Chilton. “Abbiamo data center mobile completo che spostiamo da pista a pista, ma il  team corse utilizza 500 spazi di lavoro Citrix che si trovano in varie località e coinvolgono ogni reparto della nostra attività, arrivando agli ingegneri che ottimizzano l'aerodinamica del veicolo utilizzando il Computational Fluid Dynamics. Nel 2020 gli ingegneri Cad sono stati in grado di continuare a lavorare anche dal tavolo della loro cucina".