Tim dovrà cercare di restare italiana a tutti i costi. Di fronte all’ipotetica acquisizione della telco da parte del fondo statunitense Kkr, la posizione del governo è chiara: bisogna tutelare gli asset strategici nazionali, come quelli posseduti da Tim. In conferenza stampa il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha dichiarato che “da un lato rispettiamo il mercato, dall’altro lato, il Governo intende in qualche modo tutelare quelli che sono gli asset strategici”. Dunque, ha proseguito il ministro, qualsiasi offerta pubblica di acquisto dovrà tenere conto che esiste “un perimetro entro il quale non credo che lo Stato possa rinunciare a forme di controllo”. 

 

Parole che non giungono a sorpresa. Già lo scorso dicembre Giorgetti si era espresso in modo simile durante un’audizione in Parlamento, sottolineando che Tim possiede “asset strategici” per l’Italia, per i quali è indispensabile il controllo pubblico. Dunque è ancora incerto l'esito della proposta d’acquisto fatta a novembre da Kkr, che per entrare in possesso di Tim è disposto a spendere 10,8 miliardi di euro.

 

Serve però il via libera del governo, che tramite Cdp controlla il 10% del capitale ordinario di Tim. Con il suo 24%, Vivendi è comunque il primo azionista, per questo motivo non si può più parlare di una Telecom Italia completamente italiana (e non a caso l’azienda comunica ora con il nome Tim). Intanto ancora si attende di conoscere il nome del futuro amministratore delegato: una ventina i nomi papabili, con in testa l’ipotesi di Pietro Labriola, attuale direttore generale, il quale ha preso parte attiva nella definizione del nuovo piano industriale triennale di Tim. Si ipotizza una scissione in più società, specializzate in diverse aree di attività.