Il lavoro ibrido sembra essere destinato a far parte del nostro futuro, se guardiamo alle dichiarazioni d’intenti di molte aziende e al risultato di numerose ricerche sul tema. Uno smart working totalizzante, che tenga lontani i dipendenti dalle sedi aziendali, d’altra parte non piacerebbe a molte persone. Da uno studio condotto dalla società di ricerca YouGov per Matrix42, la metà degli intervistati (quattromila professionisti residenti negli Stati Uniti e in Europa) si è dichiarata favorevole a un modello di lavoro ibrido.

Ma l’Italia è tra i Paesi più scettici: solo il 43% dei nostri intervistati si è detto infatti favorevole a questa modalità. In Germania la percentuale è ancor più bassa, 33%, mentre ben il 59% degli spagnoli si è detto favorevole. Lo scetticismo di alcune nazioni, sottolinea il report, è dovuto principalmente alla mancanza dei prerequisiti tecnologici necessari per poter consentire produttività, efficienza e benessere dei dipendenti anche nel lavoro a distanza. Inoltre, tra i fattori scoraggianti, spiccano il limitato scambio personale tra colleghi e i timori di sovrapposizione tra lavoro e vita privata (condivisi da ben i 70% degli italiani intervistati). Anche i professionisti IT hanno delle remore: tra costoro, il 62% degli intervistati si aspetta un carico di lavoro maggiore per la propria unità.

 

In generale i modelli ibridi sembrano i più apprezzati.  Il 47% dei professionisti IT a livello globale e il 37% degli italiani affermano che il modello da remoto consente un miglioramento dell'equilibrio tra lavoro e vita privata. In particolare, gli intervistati in Italia (62%), Germania (77%) e nel Regno Unito (78%) sono felici di non dover più fare i pendolari per recarsi a lavoro. Complessivamente, il 18% del campione è disposto ad accettare un posto di lavoro più distante a patto che sia previsto il telelavoro per almeno alcuni giorni a settimana.

 

"Il lavoro ibrido non modificherà il lavoro dei soli dipendenti, ma anche quello dei reparti IT”, ha commentato Oliver Bendig, CEO di Matrix42. “I processi di supporto sono diventati più complessi, ma la manutenzione remota e le funzioni chatbot li hanno anche velocizzati, poiché non è più necessario recarsi fisicamente in azienda per richiedere la risoluzione di criticità. Gli specialisti IT ricoprono dunque un ruolo sempre più importante in questi nuovi modelli di lavoro. Promuovere la modernizzazione dei dipartimenti IT e del workspace sono condizioni imprescindibili per il successo dei modelli di lavoro ibridi. Gartner, inoltre, sottolinea che in questo contesto il supporto IT per ambienti ibridi e remoti deve avere un alto grado di specializzazione”.

 

Il cambiamento è già in atto: il 32% dei professionisti IT in Italia ha affermato di lavorare attivamente su soluzioni per l'home office, tra cui l'introduzione di processi digitali e nuovi regolamenti di compliance. Un risvolto positivo segnalato da molti intervistati e confermato dalla metè dei professionisti IT è il miglioramento delle competenze informatiche, favorito proprio dall'introduzione del lavoro da remoto. Il 69% degli specialisti IT a livello globale ha dichiarato che le soluzioni IT per supportare i nuovi modelli di lavoro sono state ben accolte dai dipendenti.