Un multicloud smart, accordi per la promozione dei cloud nazionali, maggiore sicurezza e una gestione ottimizzata dei digital workplace estesa al mobile. Questi, in estrema sintesi, i messaggi con cui VMware ha recentemente accolto gli oltre 10.000 tra clienti e partner che hanno partecipato al tradizionale evento europeo del vendor, che dopo tre anni di assenza live si è ripresentato a Barcellona con il nome di VMware Explore (a questo link l'articolo relativo agli annunci). 
Messaggi importanti dei quali abbiamo avuto modo di avere il commento diretto del presidente di VMware Sumit Dhawan (nella foto in apertura), in occasione di un’intervista esclusiva per le nostre testate rilasciata proprio nei giorni dell’evento. 
Un evento che, dicevamo, è stato caratterizzato da una serie di annunci sia tecnologici, sia di approccio strategico, che rispondono alle nuove esigenze che il mercato sta mostrando. 
 
Un cloud affollato che rallenta il business
 
I clienti stanno cambiando velocemente il loro modo di operare – commenta Dhawan -. Il lavoro delle aziende viene solitamente strutturato in diversi team, con compiti diversi, che sempre più spesso si trovano ad afferire al cloud, con tendenza a evolvere verso un’adozione del cloud su vasta scala, e non relegato al singolo team. Ma se tutti i team convergono verso lo stesso cloud, sia per l’uso delle tante applicazioni necessarie a un’azienda, sia per la parte DevOps, si arriva a una situazione complessa e “pesante”. Una situazione che stride con la velocità di azione che ci si attende dalla digitalizzazione, una velocità che ci si attende anche nei processi di sviluppo applicativo”. 
 

Nella foto, il palco della Fiera di Barcellona dove si è tenuto l'evento VMware Explore 2022

 

Oltre a questo problema, le aziende si trovano poi a dovere combattere con la carenza di talenti digitali, con i costi generali a cui oggi si aggiungono quelli lievitati dell’energia, quindi i problemi di sicurezza cui si sommano i timori relativi la sovranità dei dati stessi, e altri problemi ancora.
Se l’obiettivo della digitalizzazione era di velocizzare i processi, questi problemi rischiano, invece, di fare da zavorra se si fa convergere tutto nello stesso cloud. 
 
Un cloud smart che va dal private, al public e al multicloud. Fino all’edge
 
VMware si propone come partner di fiducia per le aziende, che consente loro di avere una flessibilità nell’utilizzo del cloud, consentendo loro di avere un maggiore controllo dei costi e dell’utilizzo dell’energia.
L’alternativa a un cloud “affollato” e complesso, è la ripartizione dei workload, dei processi di sviluppo e gestione delle applicazioni su più cloud – prosegue il presidente di VMware -, ognuno con caratteristiche che lo rendono il più adatto e conveniente per l’uso che se ne deve fare. Una condizione di flessibilità e di affrancamento dalle condizioni imposte da un unico provider cloud che consente di lavorare sulle business application in maniera trasversale attraverso un’infrastruttura che si compone di cloud privato, pubblico, nazionale e che arriva fino all’edge. Un’esperienza di efficacia e di sicurezza che VMware ha dimostrato nel tempo di poter garantire nel cloud privato delle aziende e che ora possiamo trasferire su qualsiasi cloud. Per la creazione di un vero e proprio cloud smart, che non imponga limite alcuno”. 
 
Partner locali per attivare i cloud nazionali
 
Una caratteristica che consente a VMware di attivare dei cloud nazionali grazie alla trasposizione in edge dei cloud stessi, possibile mediante una serie di accordi siglati con partner locali. Sono 10 ad oggi i Paesi in cui sono attive partnership per il sovereign cloud, Italia compresa, dove l’accordo è stato siglato con TIM.
Un tema, quello del cloud nazionale, particolarmente sentito in Europa, proprio per la grande attenzione che viene data ai temi della data privacy e che in questo modo consente alle aziende di avere piena disponibilità e in trasparenza, delle soluzioni e dei dati che risiedono nel cloud. 
 
La flessibilità e la possibilità di trasposizione verso i diversi cloud consente inoltre a VMware di spostare le licenze on prem da un cloud all’altro, potendo offrire sia il modello a subscription sia quello as-a-service – spiega Dhawan -. Il nostro Cloud Universal Program consente in definitiva di spostare in maniera flessibile quanto è nel private cloud in un public cloud, in base a dove i clienti pensano sia meglio far girare i propri workload e le applicazioni sulla base dei diversi costi o dell’efficienza”. 
 
Il cloud spinge il canale verso i servizi
 
Si tratta di una trasformazione che sta, ovviamente, coinvolgendo anche la rete di partner VMware. Le figure più tradizionali potranno continuare ad accrescere la base clienti e soddisfare i criteri transazionali e di distribuzione per un capillare presidio del territorio, soprattutto se si tratta di mercati caratterizzati dalla presenza di medie imprese, le quali devono essere seguite da vicino dai partner.
Ma c’è da dire che nel mondo del cloud i requisiti della distribuzione vengono meno, mentre cresce l’importanza dei servizi, in particolare i managed service. Per questo motivo stiamo abilitando i nostri partner a migliorare la loro capacità di offrire servizi anche attraverso il nostro partner program, in modo da aggiungere valore all’attività del partner che viene percepita dal cliente come vera e propria consulenza di business, e non di semplice vendita” afferma Dhawan. 
 
Un’opportunità per il canale di andare anche verso il parco già installato e mostrare i vantaggi del modello a servizio e seguirne la migrazione.
Si tratta di un programma con iniziative di formazione e di incentivi, che è parte stessa del Partner Connect, il programma che riunisce tutte le iniziative che possano aiutare i partner a dare risposte pronte alle nuove esigenze dei clienti.