Reduce dal lancio dei Galaxy S10, Samsung deve però occuparsi ora di una questione meno piacevole rispetto al debutto di nuovi smartphone di alta gamma. Lee Sang-hoon, il presidente del consiglio di amministrazione finito agli arresti per aver violato le leggi sindacali della Corea del Sud, ha annunciato le proprie dimissioni dal ruolo, che ricopriva da meno di due anni. La sua nomina rientrava nel tentativo di Samsung di rinnovare il gruppo dirigente (separando gli incarichi esecutivi da quelli del Cda, tra le altre cose) per assicurare maggiore trasparenza e indipendenza dalle ingerenze politiche. 

 

Nel 2017, infatti, l’azienda era stata travolta dallo scandalo corruzione della presidentessa sudcoreana Park Geun-Hye, destituita, e per il vicepresidente di Samsung Electronics, Lee Jae-yong, erano scattate le manette e una condanna a cinque anni di carcere.

 

Ma nell’estate del 2019 i problemi giudiziari erano arrivati anche per il presidente del board di amministrazione. Da numerosi documenti interni era emerso il coinvolgimento di Lee Sang-hoon in pratiche che violavano i diritti dei lavoratori, incluse minacce di riduzione degli stipendi e l’interruzione dei rapporti commerciali con fornitori e partner troppo orientati a favore dei sindacati. Il presidente del Cda, inoltre, avrebbe richiesto di spiare alcuni rappresentanti sindacali per trovare possibili elementi incriminanti nelle loro condotte. La corte distrettuale centrale di Seoul aveva dunque stabilito per lui una pena di 18 mesi di reclusione.

 

Ora l’annuncio delle dimissioni, riferito pubblicamente da Samsung. L’azienda non ha fornito particolari spiegazioni in merito, mentre ha fatto sapere che il successore di Lee Sang-hoon sarà nominato “nel prossimo futuro” e scelto tra i restanti membri del consiglio di amministrazione, che è composto da tre dirigenti interni a Samsung e da sei direttori esterni. La prossima assemblea degli azionisti è fissata per marzo.