Intel mette a segno un terzo trimestre fiscale in cui supera le stime degli analisti e dimostra di riuscire a contrastare la crisi dei Pc. Il fatturato si è attestato a 13,5 miliardi di dollari, l'utile operativo ha toccato i 3,5 miliardi e l'utile netto si è fermato a 3 miliardi (EPS di 0,58 dollari). L'azienda ha generato circa 5,7 miliardi di dollari di liquidità, pagato dividendi per 1,1 miliardi e usato 536 milioni di dollari per il riacquisto di 24 milioni di azioni.

"Il terzo trimestre è andato come da previsioni, con una crescita modesta in un ambiente di mercato difficile", ha dichiarato l'amministratore delegato di Intel Brian Krzanich. La divisione PC Client ha visto salire il fatturato del 3,5% rispetto ai tre mesi precedenti, a 8,4 miliardi di dollari. Un risultato positivo, ma in calo rispetto all'anno passato di 3,5 punti percentuale.

Intel riesce a contrastare la crisi del settore Pc

Diverso l'andamento del Data Center Group, che cresce nettamente: +6,2% sul trimestre scorso e +12,2% su base annua, per un fatturato di 2,9 miliardi di dollari. L'insieme di altre divisioni dell'azienda, indicate nei documenti finanziari come "Other Intel architecture operating segments", ha raggiunto un fatturato di 1,1 miliardi di dollari, rispettivamente +13,3% su base sequenziale e -9,3% su base annua.

Il margine lordo si è attestato al 62,4%, in crescita rispetto al valore medio fermo al 61%. Intel ha investito 4,7 miliardi di dollari alla voce ricerca e sviluppo e acquisizioni e fusioni, leggermente meno delle stime. Per quanto concerne il quarto trimestre, Intel prevede un fatturato di 13,7 miliardi di dollari (più o meno 500 milioni), un margine lordo del 61% (più o meno il 2%) e una spesa in ricerca e sviluppo stabile a 4,7 miliardi. Secondo alcuni analisti si tratta di dati conservativi, perché le attese convergevano su un fatturato di almeno 14 miliardi di dollari.

Broadwell posticipato di un trimestre

Intanto l'azienda ha annunciato lo slittamento di un trimestre nell'inizio della produzione dei microprocessori Broadwell, che stando a indiscrezioni ricorrenti nei mesi passati interesseranno, almeno nella fase iniziale, solo il settore mobile.

La produzione dei primi chip a 14 nanometri passa quindi dal quarto trimestre 2013 al primo del 2014, per via di problemi di qualità dei chip (Krzanich parla letteralmente di "defect density issue") che hanno impattato sulle rese. In poche parole Intel realizza molti chip malfunzionanti o non in linea con gli standard qualitativi prefissati. La correzione di questi problemi ha richiesto più tempo del necessario perché i fix implementati inizialmente non hanno dato i risultati sperati. Ora però le cose sembrano volgere per il meglio. "Riteniamo che il problema sia stato risolto perché abbiamo dati che lo dimostrano. Può accadere in fasi di sviluppo come questa. È questo il motivo per cui abbiamo spostato la data della produzione di un trimestre".

Il ritardo comunque non dovrebbe avere un impatto negativo sui conti aziendali. Patrick Wang, analista di Evercore, ha affermato che in questo modo Intel avrà più tempo per smaltire, insieme ai produttori, l'inventario in circolazione. Secondo Stacy Smith, il direttore finanziario dell'azienda statunitense, l'inventario è in crescita, ma al momento è sotto controllo.

E non dovrebbero esserci conseguenze nemmeno sul vantaggio che Intel ha sul resto dell'industria in materia di processi produttivi. L'azienda oggi produce a 22 nanometri, mentre il resto del settore tecnologico sfrutta ancora i 28 nanometri, ma nel 2014 passerà ai 20 nanometri. Intel sembra quindi potersi permettere questo stop, mentre continua a rinnovarsi per affrontare le sfide più pressanti e quelle del futuro, come l'ingresso nel mercato dei dispositivi indossabili con i SoC Quark, sotto la guida del nuovo CEO.

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