Intel potrebbe stupire tutti con una mossa a sorpresa: l’acquisizione di GlobalFoundries. Che poi tanto a sorpresa non sarebbe, dato che il Wall Street Journal ha fatto trapelare alcune indiscrezioni secondo cui l’azienda di Pat Gelsinger (Ceo di recente nomina, dopo l’abbandono di Vmware) starebbe “esplorando” un possibile accordo di acquisizione. La cifra messa sul piatto sarebbe di circa 30 miliardi di dollari. Intel ha riferito alla testata giornalistica di non voler “commentare su indiscrezioni e speculazioni”, mentre un portavoce di GlobalFoundries ha negato l’esistenza di trattative.

Siamo quindi in un terreno ipotetico, ma è facile notare come un’operazione di questo tipo sarebbe una mossa strategica per la società di Santa Clara, che come altri colossi dei semiconduttori nell’ultimo anno e mezzo ha lavorato sotto pressione per soddisfare la domanda di mercato. Dall’indomani del primo lockdown del 2020 si parla della penuria di componenti lungo la supply chain, non solo per quanto riguarda i processori destinati a computer e server ma per ogni genere di semiconduttore, da quelli destinati ai telefoni a quelli per le smart Tv e per le automobili connesse.

All’arrivo di Gelsinger in azienda era seguito, nel marzo di quest’anno, l’annuncio di una nuova strategia di produzione e approvvigionamento, battezzata “IDM 2.0”: Intel si è impegnata ad aumentare la propria capacità produttiva interna, con nuove linee e nuove fabbriche da realizzare (con 20 miliardi di dollari di investimento a disposizione per due impianti in Arizona) ma ha anche annunciato di volersi appoggiare maggiormente a fonderie esterne.

Un eventuale acquisto di GlobalFoundries potrebbe essere coerente con gli obiettivi di espansione della capacità produttiva, e lascerebbe a Intel il pieno controllo delle attività, delle tempistiche e dei costi. L’azienda inoltre disporrebbe immediatamente di nuovi impianti e nuove linee di produzione, senza dover attendere anni per realizzare da zero delle fabbriche di proprietà. E sarebbe un bello scacco per la rivale Amd, che tredici anni fa aveva ceduto le proprie fonderie, da cui poi sarebbe nata GlobalFoundries.

Oggi la compagnia è controllata da Mubadala Investment Co., società d’investimenti residente negli Stati Uniti ma legata al governo di Abu Dhabi. Secondo le stime di TrendForce, nel primo trimestre di quest’anno risultava essere la quarta fonderia indipendente al mondo per fatturato, dopo Tsmc (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company), Samsung e Umc (United Microelectronics Corporation).