Le grandi ambizioni di Intel si scontrano con la realtà: nonostante gli ingenti investimenti fatti e annunciati per il potenziamento della capacità produttiva (inclusi nuovi impianti negli Stati Uniti, altri annunciati in Europa e un’acquisizione da 5,4 miliardi di dollari), ci vorrà più tempo del previsto per veder maturare i frutti. Anzi, proprio queste spese causeranno nell’immediato una battuta d’arresto degli utili. Le notizie emerse dall’incontro della settimana scorsa tra l’amministratore delegato Pat Gelsinger e gli investitori hanno provocato un calo del 6% del titolo Intel a Wall Street. 

Intel ha ammesso che sarà necessario continuare a fare pesanti investimenti nei prossimi due anni per raggiungere l’obiettivo di essere tra i colossi della produzione di semiconduttori in qualità di fonderia, posizionandosi al livello di Tsmc e Samsung. In base al nuovo outlook sul 2022 comunicato agli investitori, il margine di profitto Gaap quest’anno scenderà al 52%, dal 58% del 2021. Non ha soddisfatto, inoltre, la previsione secondo cui i ricavi cresceranno a cifra singola nel 2023 e nel 2024, per poi mostrare in un incremento anno su anno di almeno il 10% (ma potrebbe essere il 12%, nella stima più ottimistica) nel 2026.

La nuova roadmap per le Cpu Intel Xeon
Altra notizia rimbalzata online è quella del ritardo della produzione delle Cpu Intel Xeon Granite Rapids, prevista ora per il 2024 e non più per il 2023, come precedentemente annunciato. Si tratterà della prima piattaforma per server a utilizzare la litografia ultravioletta estrema (Extreme Ultraviolet Lithography, Euvl), una tecnologia di incisione dei wafer che per Intel sarà cruciale per fronteggiare la concorrenza di Amd.


La roadmap riveduta e corretta prevede ora il lancio nel 2022 degli Xeon con nome in codice Sapphire Rapids: un serie di Cpu basate sul nodo Intel 7, che rispetto alle precedenti Ice Lake garantiranno notevoli miglioramenti delle prestazioni per applicazioni in cloud e nell’edge. Nel 2023 sarà poi la volta delle Cpu Xeon Emerald Rapids, che introdurranno ulteriori miglioramenti di prestazioni ma anche di gestione della memoria e dei livelli di sicurezza. I Granite Rapids arriveranno nel 2024, stando agli ultimi annunci, e useranno il nodo di processo Intel 3 anziché Intel 4.

 


Gelsinger ha rimarcato questo aspetto, spiegando che l’azienda avrebbe deciso di rimandare il lancio proprio per consentire la fabbricazione della serie Granite Rapids su un nodo più evoluto. Agli investitori il Ceo ha anche mostrato un prototipo di wafer (nella foto in alto) che sarà impiegato in futuro su chip realizzati con il processo produttivo 18A. Quest’ultimo, attualmente in fase di sviluppo, dovrebbe entrare in funzione nel 2025. Sarà poi interessante vedere, nei mesi prossimi, l’esito della “operazione Arm”, ancora in forse: sfumata, per regioni antitrust, la possibilità di fusione con Nvidia, si profila l’ipotesi di un’acquisizione da parte di un consorzio di investitori. Gelsinger ha detto che, nel caso, Intel sarebbe interessata a farne parte.