Istat e lo smart working vanno d’accordo. Con i suoi  2.100 dipendenti interni e ed 14mila collaboratori esterni, per l’Istituto Nazionale di Statistica il problema di dover gestire l’inaspettato lockdown di marzo 2020 avrebbe potuto assumere dimensioni altrettanto massicce, non gestibili. Fortunatamente, Istat aveva già alle spalle delle esperienze di remote working, nonché una solida collaborazione con un fornitore di tecnologia specializzato in questo campo. Di fronte alla dichiarazione dello stato di lockdown, il reparto IT di Istat ha subito saputo a chi rivolgersi.

 

“Abbiamo conosciuto Citrix nel 2003”, racconta Mario Magarò, head of middleware management dell’istituto, “e nel corso degli anni abbiamo sviluppato insieme soluzioni sempre più innovative di telelavoro prima e di virtual desktop poi. È stato quindi naturale, allo scattare dell’emergenza, affidarsi a Citrix per consentire alla nostra organizzazione di lavorare da remoto”. In precedenza il lavoro remoto era già stato sperimentato, insieme alla possibilità di creare, attraverso i desktop virtuali di Citrix, degli ambienti chiusi e sicuri per l’analisi dei dati (a cui possono accedere i collaboratori esterni, distribuiti sul territorio). 

Per esempio, da tempo è stato allestito un “laboratorio dei microdati”, che permette ai collaboratori di condurre progetti di ricerca da qualsiasi luogo in cui si trovino. 

 

Nel contesto dell’emergenza Istat ha utilizzato Citrix Virtual Apps and Desktops (Cvad), una soluzione per la distribuzione di applicazioni e desktop virtuali.  Adottato on-premise, Citrix Virtual Apps and Desktops ha permesso di abilitare il lavoro remoto per 2.100 utenti in tempi rapidi. “Eravamo preparati al lavoro flessibile”, spiega Magarò, “anche se abbiamo dovuto realizzare in pochi giorni un programma previsto in due anni. Siamo riusciti a mettere tutti i 2.100 dipendenti in condizioni di lavorare da casa grazie alla piattaforma Citrix e alla collaborazione della multinazionale, che ha accettato di attivare in qualche ora 1.600 licenze, sfruttando le versioni trial, per dare il Virtual Desktop a tutti”. 

 

La soluzione ha permesso a Istat di continuare a erogare dati e statistiche in un momento particolarmente critico come quello della fase acuta di pandemia.  Oggi i collaboratori esterni usano i desktop virtuali per accedere da remoto ad ambienti chiusi, completi di dati e strumenti. Oltre alle caratteristiche di flessibilità e sicurezza, è stata apprezzata la facilità d’uso di Cvad per gli amministratori IT: con sole due console vengono gestire centralmente funzioni eterogenee, che “con altre architetture non saremmo mai riusciti a controllare con il nostro ridotto staff IT”, assicura Magarò. 

 

Da anni l’ente di ricerca ha intrapreso un importante percorso di trasformazione digitale, che gli ha permesso di realizzare un monitoraggio continuo delle evoluzioni della società italiana, anziché un solo censimento decennale, come in passato. E la trasformazione non si ferma qui. “Il prossimo passo”, svela Massimo Fedeli, chief information officer di Istat, “sarà quello verso il cloud privato e il workspace. Anche in questo importante e non scontato passaggio Citrix ci affiancherà con la consueta competenza e con quella visione ampia dell’IT che ci è sempre piaciuta”.