Della guerra di Donald Trump a TikTok e ad altre aziende cinesi che cosa è rimasto? Sicuramente, in relazione a TikTok, è rimasta la preoccupazione per un social network poco trasparente in molte sue pratiche, che ha un’incredibile presa sui giovanissimi e che non sa gestire questa responsabilità. La scorsa estate la società madre, ByteDance, aveva accettato di vendere le attività statunitensi di TikTok per evitare la messa al bando nel Paese, e dopo un’iniziale interposizione di Microsoft si erano aperte trattative con Oracle e Walmart. Ora però l’ufficio di Joe Biden sta rallentando l’iter delle trattative e forse potrebbe porre un veto.

 

L’accordo avrebbe previsto un passaggio di quote ai due compratori, il trasferimento della sede legale in Texas e, quel che più conta, lo spostamento e la conservazione nei data center di Oracle di tutti i dati riguardanti gli utenti Usa, che sono oltre 100 milioni. In questo modo il governo americano avrebbe avuto maggiori garanzie sul corretto trattamento dei dati, allontanando le paure di abusi di privacy e di spionaggio da parte del governo cinese. In realtà per molti osservatori questo cambiamento avrebbe influito ben poco, nella sostanza, sulle capacità di controllo di Pechino sul social network. 

 

Dopo mesi di stallo (almeno mediatico) del processo di trattativa, una portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, in conferenza stampa ha comunicato che l’amministrazione di Joe Biden sta revisionando tutti gli elementi in gioco per individuare potenziali minacce per i dati statunitensi. Rispondendo ai giornalisti, la portavoce ha detto che non è stato fatto alcun “passo proattivo” da parte dell’ufficio di Biden. “In generale, stiamo valutando i rischi per i dati statunitensi, inclusi quelli di TikTok, e li affronteremo in modo risoluto ed efficace”. Ma sulle tempistiche del processo di revisione non è stato possibile sapere di più. Per il momento, quindi, sull’affare TikTok i possibili compratori Oracle e Walmart fanno un passo indietro.