Groupon offre 57 milioni di dollari a Ibm per fare la pace. La società di buoni sconto con sede a Chicago ha deciso di chiudere il contenzioso in tribunale aperto con Big Blue, che la accusava di aver violato quattro brevetti senza pagare le corrispettive royalty. Un tribunale del Delaware a luglio aveva condannato Groupon a risarcire il colosso tecnologico con 83 milioni di dollari, mentre Ibm in origine ne aveva chiesti 167. Evidentemente, le due aziende sono poi giunte a più miti consigli. L’accordo economico, come riporta Reuters, prevede anche una mutua condivisione delle licenze dei brevetti di lungo termine. Secondo William Lafontaine, general manager of intellectual property di Ibm, la soluzione trovata in queste ore dimostra il valore della proprietà intellettuale di Big Blue. Ogni anno il gruppo guidato da Ginni Rometty investe oltre cinque miliardi di dollari in ricerca e sviluppo.

E la lite giudiziaria con Groupon ha permesso agli analisti di “ficcare il naso” nel business dei brevetti di Ibm. Un manager della società ha dichiarato durante il processo che giganti del calibro di Amazon, Facebook, Alphabet, Linkedin e Twitter pagano ogni anno dai 20 ai 50 milioni di dollari per poter sfruttare commercialmente la proprietà intellettuale di Big Blue. Cifre considerevoli, che fanno parte degli 1,2 miliardi generati nel 2017 dal colosso di Armonk sul fronte delle licenze.

Nel caso di Groupon, due brevetti riguardavano tecnologie sviluppate addirittura sul finire degli anni Ottanta (Prodigy, un servizio online precursore del Web). Un dettaglio che ha spinto l’avvocato della società di buoni sconto a puntare il dito contro Ibm, accusandola di sfruttare brevetti datati per estorcere denaro ad altre aziende.