Conversazioni registrate dagli assistenti vocali, come Siri, e inviate all’azienda sviluppatrice all’insaputa dell’utente. Sembra una storia già sentita, quella delle rivelazioni che nel 2019 portarono a galla le violazioni di privacy commesse, ancorché involontariamente, da Amazon, Google e anche da Apple. Quella stessa Apple che ora, a distanza di due anni e mezzo, è stata costretta ad ammettere un nuovo errore. Negli iPhone con a bordo iOS 15 e versioni successive, un imprecisato numero di dispositivi ha funzionato in modo irregolare, attivando una funzione opzionale all’insaputa degli utenti.

 

Nessuno spionaggio volontario: l’origine sta nell’opzione “Migliora Siri e dettatura”, con cui gli utenti accettano di collaborare con Apple per perfezionare le abilità di comprensione dell’assistente virtuale. Attivando questa opzione, si dà il proprio consenso al trasferimento di file audio a campione, affinché Apple possa analizzarli. A causa di un bug, per alcuni utenti l’opzione è stata attivata di default, a loro insaputa.

 

Apple ha assicurato di aver cancellato tutte queste registrazioni una volta accortasi del bug. “Con iOS 15.2 abbiamo disattivato l’impostazione ‘Migliora Siri e la dettatura’ per molti utenti Siri”, ha scritto l’azienda, “risolvendo il bug introdotto con iOS 15. Il bug ha inavvertitamente abilitato l’impostazione per una piccola porzione di dispositivi. Una volta identificato il bug, abbiamo smesso di valutare e abbiamo cancellato gli audio ricevuti da tutti i dispositivi interessati”. Una volta installato iOS 15.4, il sistema operativo fa comparire nuovamente il prompt che chiede l’autorizzazione per abilitare la funzione.


Non è chiaro quanti siano i “molti” utenti citati nella dichiarazione e perché la funzione sia stata disattivata solo per alcuni, così come non è dato sapere quanto piccola sia la “piccola porzione” di iPhone interessati dal problema delle registrazioni non autorizzate. Possiamo dire che, di fronte ai grandi scandali di privacy violata come quello di Cambridge Analytica, un errore di Siri sia ben poca cosa. Tuttavia, considerando il modo in cui Tim Cook si propone al mondo, difendendo il diritto alla privacy e criticando le pratiche della concorrenza, questa per Apple non è stata propriamente una bella figura.