Gartner ha previsto che entro quest’anno il 70% dei gruppi di lavoro aziendali si avvarrà prevalentemente di piattaforme digitali di collaborazione e comunicazione. La pandemia ha accelerato in molti casi processi già in essere, quasi sempre limitati ad alcune componenti delle aziende, ma oggi stiamo entrando nell’era del lavoro ibrido strutturato e occorre essere pronti a utilizzare e gestire piattaforme di unified communication e collaboration (Ucc), in grado di autorizzare i dipendenti ad accedere alle risorse aziendali ovunque si trovino tramite il cloud e di collaborare e comunicare con i team interni, esterni e internazionali.

Avaya è fra le aziende che all’Ucc si erano avvicinate già in tempi non sospetti, ben prima degli effetti di spinta determinati dall’esplosione del remote working degli ultimi due anni. Provenendo dal mondo del networking, l’azienda ha sviluppato una proposta che oggi si articola nelle soluzioni Avaya OneCloud (applicazione per la comunicazione unificata omnidevice) e Avaya Spaces (per i meeting e la collaborazione in team). Alessandro Catalano, country manager di Avaya, ci aiuta a capire come si posiziona oggi la società.

Come si sta evolvendo la vostra strategia Ucc, alla luce dei cambiamenti intercorsi negli ultimi due anni, non solo nell’adozione da parte delle aziende utenti, ma anche di uno scenario competitivo che ha visto l’affermazione di soluzioni verticali semplici e spesso a basso costo?

Tutte le aziende e le pubbliche amministrazioni, nel momento dell’esplosione della pandemia, hanno dovuto reagire con molta velocità al fatto che i propri dipendenti, ma anche gli utenti e i clienti, fossero in una condizione di impossibilità della vicinanza fisica. A noi si sono rivolti perché la nostra particolarità è di poter offrire tecnologie che hanno alla propria base le più disparate architetture, quindi sia on premise ma anche a servizio in logica cloud. In questo modo, la reazione è stata tempestiva, per poter mantenere il contatto con i propri interlocutori. Ad esempio, Agenzia delle Entrate, nel corso della pandemia, è riuscita, con le nostre soluzioni, a far collaborare in maniera remota 32mila dipendenti, senza impattare sui processi produttivi è in tempi molto rapidi.

Quali elementi vi differenziano in questo mercato?

Intanto, noi ci siamo radicati con strumenti di telefonia di grado enterprise, quindi con una robustezza che poi abbiamo trasferito nelle soluzioni di unified communication and collaboration. Poi abbiamo visto come alcune piattaforme concorrenti siano state attaccate con successo dagli hacker, mentre noi ci portiamo dietro un livello assoluto di affidabilità, che ci ha consentito di lavorare con pubbliche amministrazioni, aziende molto strutturate e contact center che avevano bisogno di garanzie di resilienza.

La pandemia ha portato la logica della comunicazione remota e della collaborazione anche nelle realtà, soprattutto più piccole o tradizionali, in precedenza poco avvezze a queste tecnologie. È cambiato il vostro go-to-market per soddisfare questi nuovi soggetti?

La pandemia ci ha insegnato un paradigma diverso del lavoro, con la possibilità di diventare produttivi indipendentemente da dove ci si trovi. Questa logica si sposa con l'evoluzione di Avaya, che da diverso tempo propone sistemi nei quali la collaborazione si sposa con la comunicazione. Negli ultimi anni, abbiamo investito molto nella ricerca e sviluppo per la produzione di queste stesse soluzioni in un ambiente cloud. Da qui è scaturita l’offerta One Cloud, che ha portato a un allargamento del bacino d'utenza anche verso realtà che prima non si affacciavano a questo universo.

L’evoluzione dello scenario vi sta portando a rivedere la rete di partner alla quale vi appoggiate?

La competenza dei partner, legata soprattutto alla telefonia, si è necessariamente evoluta nel corso del tempo per andare in direzione della collaboration. In questa fase, è importante comprendere l’importanza di sapersi adattare a un’offerta as-a-service, anche arrivando a supportare l’integrazione con altre componenti applicative presenti in azienda, come il Crm o il trouble ticketing. Noi abbiamo una rete capillare di partner che assomma a circa duecento soggetti sul territorio e in questa fase stiamo cercando di accompagnarli proprio verso il nuovo tipo questa offerta che noi chiamiamo composable, dove occorre saper costruire una customer experience ritagliata su ogni specifica esigenza. I partner con una conoscenza più approfondita nella telefonia hanno bisogno di essere accompagnati verso questo tipo di trasformazione, per cui stiamo investendo molto anche qui in Italia nella formazione, per far comprendere meglio cosa significa passare a un'offerta a servizio e sfruttare i building block a disposizione per costruire un'offerta unica anche rispetto alla concorrenza.