Prima della pandemia, solo il 7% delle aziende italiane aveva adottato lo smart working per i propri dipendenti, mentre nella fase di emergenze siamo improvvisamente saliti all’85%. Ancora oggi, il 76% ha in essere un’organizzazione perlomeno mista del lavoro. Remoto, però, vuol dire in cloud? Non necessariamente.

Una ricerca che Eumetra Mr ha condotto in collaborazione con Twt evidenzia che i servizi in cloud sono impiegati solo dal 41% del campione analizzato (144 aziende in tutto, medie e grandi). Il 52% di coloro che non sono andate in questa direzione ha indicato di volerlo fare in futuro.

Lo smart working ha certamente contribuito a far salire la produttività, come indicato dal 65% del campione (69% fra le grandi aziende). Per adattarsi alla nuova normalità, sono stati fatti investimenti soprattutto in piattaforma per la collaborazione (71%) e in capacità di connessione mobile o fissa (56%). La modalità di lavoro remoto sarà mantenuta nel tempo a venire, anche se per l’80% sarà coinvolta una quota inferiore alla metà del personale. Per converso, solo il 15% ha dichiarato di voler abbandonare in futuro lo smart working e un altro 15% non lo ha mai adottato per la difficoltà di applicarlo al proprio specifico contesto.

In questo scenario, il cloud è stato sfruttato in modo particolare per implementare sistemi volti a tutelare la privacy dei propri utenti 33%) e per sistemi di backup (28%). In tutti questi casi, sono stati evidenziati pregi come la facilità di utilizzo (77%) e la sicurezza (69%). Per il futuro, le intenzioni di investimento riguardano le operazioni di archiviazione e salvataggio (53%), la sicurezza e la condivisione e produzione di documenti (40%). L’innovazione tecnologica può essere ancora veicolo di supporto a modalità di lavoro ibride, ma l’84% delle grandi aziende (il 76% in totale) ritiene necessario poter usufruire di aiuti e incentivi.