I problemi “tattili” degli iPhone 6 e 6 Plus potrebbero tramutarsi in guai seri per Apple. Ad agosto, sui siti statunitensi, era esploso il caso di numerosi melafonini affetti da un malfunzionamento del display, noto in seguito come “Touch Disease”. Le cronache di allora riportavano che un numero crescente di utenti lamentasse un difetto di fabbrica presente nei dispositivi, i quali erano affetti da una barra grigia intermittente nella parte superiore dello schermo. E lo stesso display, di conseguenza, risultava poi inutilizzabile o comunque meno reattivo. Ecco perché, il 29 agosto, Apple era stata citata in giudizio da tre clienti con l’accusa di essere a conoscenza da tempo della questione ma di non aver fatto nulla per risolverla. Ora, secondo la testata Motherboard, tre nuovi studi legali si sarebbero accodati alla prima richiesta di class action.

E il caso potrebbe ora espandersi a macchia d’olio ed esplodere nelle mani di Apple (almeno teoricamente, non come quello di Samsung). Richard McCune, avvocato californiano, ha spiegato a Motherboard di essere stato contattato da diecimila persone, le quali vorrebbero aggiungersi alla causa. Le accuse alla Mela, come detto, sono molteplici: violazione delle normative statali sulle frodi ai consumatori; rappresentazione fuorviante del prodotto; violazione della garanzia; arricchimento ingiusto e molte altre cose.

Secondo le prime ricostruzioni di siti tecnici specializzati, il “Touch Disease” sarebbe causato dai controller dello schermo tattile, saldati alla scheda madre dell’iPhone, i quali perderebbero contatto dopo un periodo di normale utilizzo. Fino ad oggi la Mela avrebbe rifiutato di accettare in riparazione gratuita i cellulari con garanzia scaduta: scatterebbe da qui la class action avviata da diversi studi legali americani.

A far piovere sul bagnato ci sarebbe il fatto che, in molti casi, nuovi telefoni sostitutivi (e pagati oltre 300 dollari dai proprietari dei terminali difettosi) presenterebbero lo stesso identico problema a distanza di pochi giorni. Il colosso di Cupertino si è finora rifiutato di riconoscere il malfunzionamento, ma il crescente peso (e numero) dei ricorrenti difficilmente potrà essere ignorato da qui in avanti.