Verso la fine del 2019, Ntt aveva annunciato una riorganizzazione, che aveva portato sotto il cappello di Ntt Limited ben 31 aziende in precedenza dotate di brand separati, il più noto dei quali da noi era quello di Dimension Data. Di lì a poco sarebbe scoppiata la pandemia, che ha condizionato lo scorso anno e ha generato o rafforzato fenomeni non programmabili, con effetti destinati a perdurare nell’anno da poco iniziato. Abbiamo provato a ripercorrere gli eventi del periodo trascorso dall’annuncio della nuova struttura con il country managing director della società, Emanuele Balistreri.

Nello scenario mutato drasticamente nel 2020, quali elementi vi hanno toccato più direttamente?

Abbiamo visto aree di mercato che hanno accelerato e altre che hanno subito rallentamenti anche significativi. Gli obiettivi che ci eravamo dati fino al 2023, tuttavia, non sono cambiati, anche non possiamo non tener conto dei cambiamenti intervenuti. È da non più di cinque anni che si parla seriamente di digitalizzazione dei processi, ma lo scorso anno c’è stata una forte accelerazione, spesso forzata dalle circostanze. All’evoluzione dei rapporti con gli interlocutori esterni, si sono aggiunti quelli interni, con dipendenti e partner. Pertanto, anche noi abbiamo beneficiato dell’espansione del lavoro collaborativo e digitale, per il quale offriamo servizi infrastrutturali. Fuori dal perimetro aziendale lo scenario è cambiato in modo drastico e inimmaginabile solo un anno prima. Molte aziende non erano pronte a gestire un simile spostamento verso il lavoro remoto e di questo hanno approfittato anche gli hacker, pronti ad aggredire gli accessi deboli alle reti aziendali. Noi abbiamo offerto un servizio gratuito di remediation e supporto nell’ambito dell’iniziativa Solidarietà Digitale, che ci ha consentito di porre le basi per rapporti duraturi con diverse realtà. La ripartenza avviata dopo il lockdown ha poi portato con sé una revisione dei processi di business correlata al nuovo scenario di lavoro. Abbiamo assistito a un forte ricorso a risorse esterne per gestire progetti di aggiornamento, in una logica sempre più legata al cloud ibrido. Anche qui siamo stati in grado di soddisfare la domanda, grazie alle sedi presenti in Europa e pronte a erogare soluzioni as-a-service, soprattutto per servizi innovativi che richiedono una rapida attivazione.

Cosa avete osservato sul fronte della cybersecurity?

Un anno fa poteva ancora aver senso parlare di firewall, perché esisteva un perimetro più o meno definito da proteggere. Oggi, invece, si accede a dati che si trovano ovunque. Non c’è più un fossato per difendere il castello. Occorre difendere dati e assicurarsi che le identità di chi accede siano corrette. Le infrastrutture devono essere sicure per definizione e non sistemate in qualche modo ex post. I meccanismi di identificazione devono essere certi, ma anche flessibili, costruiti in base a dove a con cosa si accede. Molte aziende hanno avuto un approccio tattico all’inizio e quindi noi ci proponiamo ora di affiancarle su questo fronte, facendo sui nostri dati di rilevazione molto affidabili, visto che le reti Ntt ospitano il 43% del traffico Web al mondo. In prospettiva, poi, nel campo della sicurezza si aggiungeranno a breve gli effetti del 5G, con la correlata quantità di oggetti collegati a informazioni potenzialmente sensibili. Qui stiamo sviluppando algoritmi di crittografia a basso impatto computazionale, per agire anche sugli oggetti meno carrozzati da questo punto di vista.

Emanuele Balistreri, country managing director di Ntt Limited Italia

Quale bilancio è possibile trarre in questo primo anno di attività con il nuovo brand, in particolar modo in Italia?

Tutto sommato, possiamo dire che le cose sono andate in modo positivo, considerato il periodo congiunturale. Il business è cresciuto e l’organizzazione è rimasta sostenibile. Certamente, progetti legati alla trasformazione dei data center o di evoluzione verso le Sd-Wan sono stati rimandati, ma la compensazione è arrivata dal supporto al lavoro remoto e alle sue implicazioni. Guardando avanti, ci sono alcuni trend interessanti. Il workplace è destinato a cambiare, in funzione di quanto successo nel 2020, con maggior redistribuzione degli uffici e peso crescente del cloud ibrido. Anche noi ci siamo adattati, estendendo le aree di collaboration e il lavoro per team, con un 60% del personale massimo presente in sede. Abbiamo dematerializzato il Noc in una settimana e non torneremo indietro. Su questo fronte, offriamo consulenza e registriamo una forte domanda. Un’altra tendenza rilevante riguarda la coinnovation ed è sorprendente in un paese come l’Italia. Abbiamo registrato una domanda interessata ad avere l’apporto di un consulente quale noi possiamo essere per capire come stanno cambiando i processi interni. Il gruppo ha stanziato 3,5 miliardi di dollari di investimenti in cinque anni per ricerca & sviluppo su questo fronte.

Quali saranno i temi portanti per voi nel 2021?

L’hybrid cloud è sicuramente di forte attualità, per far tesoro di ciò che la pandemia avrà lasciato. Le aziende dovranno utilizzare una rinnovata capacità per rendere più elastiche le proprie infrastrutture, affiancando componenti on-premise e cloud, per poter sostenere anche un mix di attività on site e remote. Poi c’è la sicurezza, per la protezione dagli attacchi, ma anche per la gestione di nuove modalità di lavoro in modo strutturato e non emergenziale. Dovrebbe anche riprendere quota l’attenzione sull’edge computing, che nel 2020 ha subìto una contrazione di progetti. In prospettiva, dato il nostro impegno costante sulle grandi manifestazioni sportive, abbiamo forti aspettative sulle Olimpiadi di Milano-Cortina e faremo tesoro dell’esperienza maturata con Tokyo 2021, dove siamo già presenti.