Una ventina d’anni fa la tecnologia Rfid sembrava la soluzione ideale per un ampio numero di applicazioni, a cominciare dalla logistica. Le caratteristiche tipiche del tag, che utilizza la radiofrequenza per immagazzinare ampie quantità di dati e trasmetterli attraverso appositi lettori, lasciava spazio a numerosi campi di utilizzo, ma per diverso tempo la diffusione non è stata pari alle iniziali attese: “Le sperimentazioni della prima ora dimostravano un ritorno sull’investimento spesso non giustificabile”, spiega Alberto Corradini, business unit director Italia di Checkpoint Systems. “Le cose sono cambiate con l’esplosione avvenuta, alcuni anni fa, nel mondo del tessile, dove l’apposizione del tag su ogni prodotto realizzato e distribuito ha consentito di ottimizzare tutte le operazioni di negozio, con un beneficio economico tangibile, soprattutto per le realtà che operano con una ramificata catena di negozi sul territorio”.

La società, oggi divisione della canadese Ccl Industries, ha seguito e indirizzato l’evoluzione della tecnologia Rfid, proponendo soluzioni che tracciano e proteggono le merci in tutto il percorso dalla produzione alla vendita. I principali ricercatori concordano nel prevedere un andamento positivo per il mercato nel suo complesso, alla luce della necessità per molte aziende di gestire la complessità dei processi commerciali omnicanale e di poter disporre di un quadro aggiornato dei propri magazzini lungo tutta la supply chain.

Ma Checkpoint Systems sta guardando con molta attenzione ad aree di presidio che vadano al di là del comparto tessile: “Il retail alimentare rappresenta un bacino d’utenza ampio, che sin qui non si è mostrato sensibile all’Rfid per limiti tecnici legati alla compatibilità con metalli e liquidi, ma anche perché parliamo di prodotti a margine medio molto più basso”, illustra Corradini. “Lo scenario però sta cambiando, sia per il progressivo calo dei prezzi dei tag sia per l’individuazione di settori di utilizzo particolarmente interessanti”.

Alberto Corradini, business unit director Italia di Checkpoint Systems

Da poco l’azienda ha introdotto sul mercato RFreshId, una soluzione indirizzata alla gestione dell’inventario dei prodotti freschi, con l’intento di aiutare supermercati e affini nella riduzione degli sprechi dovuti al superamento delle date di scadenza: “Abbiamo fatto sperimentazioni per due anni e abbiamo potuto registrare una riduzione del 70% e oltre dei costi di inventario”, racconta Corradini. “Apponendo l’etichetta in fase di produzione con le informazioni su ogni vaschetta di prodotto, si può tenere sotto controllo la merce, pianificare riordini quando necessario e applicare speciali promozioni per smaltire quanto prossimo alla scadenza. Rispetto a un’attività oggi ancora prevalentemente manuale, si riduce notevolmente il tempo necessario per effettuare un inventario completo”.

Non è questo l’unico fronte di attenzione di Checkpoint Systems nell’ampliamento dell’utilizzo della tecnologia Rfid. Un tema molto caldo in Italia riguarda le differenze inventariali dovute a furti nei punti vendita. Una recente indagine commissionata a Crime&tech, spin-off dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, mostra come il taccheggio, ma anche le frodi e gli errori dovuti a scarti e rotture di processo, abbia prodotto nel retail e nella Gdo un costo economico totale per il 2020 quantificabile in 3,48 miliardi di euro. Il 52% di queste differenze inventariali sono di natura sconosciuta e il 60% degli eventi va attribuito alle azioni di gruppi criminali organizzati, con la principale finalità di rivendere illecitamente la merce sottratta: “L’Rfid consente di fare l’inventario anche ogni giorno e non più solo una volta all’anno, come ancora capita di frequente”, sottolinea Corradini. “Inoltre, è possibile acquisire maggiori dettagli sui prodotti trafugati e attuare puntuali azioni di prevenzione”.

Secondo il manager, il 2021 è stato l’anno migliore per la filiale italiana di Checkpoint Systems negli ultimi quindici, mentre per il 2022 potrebbe esserci qualche incidenza derivata dall’aumento delle materie prime: “Restiamo tuttavia ottimisti, perché l’omnicanalità spinge la necessità di potenziare il controllo sugli stock e anche i negozi devono rinnovarsi per stare al passo dell’evoluzione nelle modalità d’acquisto e la tecnologia può supportare questi processi”, conclude Corradini.