Da un paio di anni a questa parte i semiconduttori sono diventati una questione politica, oltre che tecnologica ed economica, sull’onda dei problemi di fornitura lungo le supply chain mondiali. Due diversi Chips Act, uno europeo e uno statunitense, stanno condizionando le strategie dei colossi del settore, di sviluppatori e fonderie che operano per conto terzi e anche di chi, come Intel, è entrambe le cose. Il Chips Act europeo, in sintesi, mette a disposizione 43 miliardi di euro di fondi per elevare i livelli di produzione del Vecchio Continente, dove entro il 2030 dovrà concentrarsi il 20% della produzione mondiale di chip, secondo gli intenti. Realtà come STMicroelectronics e Globalfoundries hanno già annunciato importanti progetti che fanno leva in parte sui fondi dello European Chips Act.

 

Sono 52 miliardi di dollari, invece, le risorse previste dal Chips Act statunitense, a cui però manca il sigillo finale. Senato e Camera dei rappresentanti, infatti, hanno ciascuno approvato un diverso testo in momento differenti (a giugno 2021 e febbraio 2022) e le due versioni non sono ancora state riconciliate. Inoltre esiste una spaccatura tra chi vorrebbe incrementare la somma prevista in modo sostanzioso, per dare maggiore sostegno a una produzione localizzata negli Usa anziché in Cina. In attesa che la situazione si chiarisca, Intel ha recentemente annunciato di voler mettere in pausa la realizzazione di un ambizioso sito produttivo ecosostenibile in Ohio.

 

Ora, secondo indiscrezioni di Reuters, tra i produttori di chip si è creato un fronte dei “contrari” che teme uno sbilanciamento dei sussidi nei confronti della stessa Intel, a discapito di altre aziende come Amd, Qualcomm e Nvidia. “Numerose società di semiconduttori”, scrive Reuters citando fonti confidenziali, “stanno definendo se contestare il pacchetto di sussidi all’industria dei chip, nel caso il testo finale della legge in attesa di voto al Senato avvantaggi in modo sproporzionato produttori come Intel”.

 

Aziende come Intel,Texas Instruments e Micron Technology, in quanto produttori e anche sviluppatori otterrebbero dal Chips Act sussidi per la costruzione di nuove fabbriche, oltre a beneficiare di crediti fiscali per l’acquisto di strumentazione e macchinari, secondo quanto previsto da un’altra misura di legge chiamata Fabs Act. Società come Amd, Qualcomm e Invidia, che si limitano alla progettazione e allo sviluppo affidando la produzione a terzi, non otterrebbero invece né sussidi per la costruzione di fabbriche né incentivi fiscali per l’acquisto di strumenti e macchinari.

 

Tali aziende accolgono, invece, con favore una differente versione del Fabs Act presentata alla Camera dei rappresentanti, in cui sono previsti sussidi e incentivi anche per gli operatori che sviluppano semiconduttori senza produrli. Questa è anche la versione del testo di legge caldeggiata dalla Semiconductor Industry Association. Le spaccature sulla legislazione a favore dell’industria dei semiconduttori occidentale, dunque, sono numerose sia all’interno della classe politica sia nell’industria stessa.

 

(Immagine: Bosch)


Tre miliardi di euro di investimenti per Bosch
Intanto, in un’Europa segnata da una guerra e dalla più grave crisi geopolitica degli ultimi decenni, lo scenario dei semiconduttori appare relativamente disteso. Anche Bosch, dopo STMicroelectronics, ha annunciato di voler approfittare delle risorse dello European Chips Act: con un investimento da 3 miliardi di euro (parte dei quali fondi pubblici erogati dall’Ue e dal governo federale tedesco) realizzerà a Dresda una nuova clean room da tremila metri quadrati per allargare una fabbrica di wafer semiconduttori inaugurata l’anno scorso, e inoltre costruirà due nuovi centri di sviluppo nella stessa Dresda e a Reutlingen.

L’investimento dei tre miliardi di euro copre un arco temporale di quattro anni. “La microelettronica è il futuro ed è vitale per il successo di Bosch in tutte le proprie aree di attività”, ha dichiarato Stefan Hartung, presidente del consiglio direttivo di Bosch. “Con essi, abbiamo una chiave passepartout per il futuro della mobilità, per l’Internet of Things e per ciò che in Bosch chiamiamo tecnologia creata per la vita”.