Per coronare il suo sogno, tecnologico ma soprattutto imprenditoriale, Uber è ben disposta a rischiare. La società di San Francisco potrebbe presto riprendere i test su strada dei suoi veicoli a guida autonoma, sospesi dopo l'incidente mortale di Tempe, Arizona, dello scorso marzo. Un episodio forse solo frutto di sfortuna oppure forse, si mormora, conseguenza un errore di impostazione del software installato nelle vetture Volvo customizzate dagli informatici di Uber. A Los Angeles nel summit “Uber Elevate”, in cui si è discusso del futuro dei trasporti, l'amministratore delegato Dara Khosrowshahi ha detto che le vetture self-driving potranno tornare a circolare “entro pochi mesi, ma esattamente non lo so”. Dichiarazione di vaghezza forse obbligata, dato che l'indagine del National Transportation Safety Board su quanto accaduto a Tempe è attualmente ancora in corso.

L'azienda si era già impegnata a collaborare con il National Transportation Safety Board per ricostruire la dinamica dell'incidente, su cui non intende rilasciare dichiarazioni, Per il momento, Uber non ha rinnovato la richiesta di permesso di circolazione che va periodicamente presentata al Department of Motor Vehicles della California e il precedente lasciapassare è scaduto a fine marzo. Certo intorno alla tecnologia self-driving, corteggiata da colossi come Alphabet (tramite Waymo), Apple, Fca, Ford, Toyota, Telsa, e molti altri, senza contare chi produce chip o sistemi operativi (Intel, Qualcomm, BlackBerry), ruotano interessi troppo corposi per ipotizzare l'abbandono delle sperimentazioni. Khosrowshahi ha però dovuto sottolineare dal palo losangelino che le auto self-driving saranno riportate su strada nel modo “più sicuro possibile”.

Staccando gli occhi da terra, una nuova tecnologia marchiata Uber potrebbe però catturare il nostro sguardo in un futuro non lontano: i taxi volanti. Se ne era già parlato, quanto a febbraio l'amministratore delegato aveva detto di voler lanciare entro pochi anni un servizio di trasporto urbano su piccoli elicotteri elettrici, che potanno decollare e atterrare in verticale. E dopo una prima fase in cui sarà prevista l'opera di un pilota, i taxi aerei si muoveranno in autonomia con tecnologie non troppo diverse a quelle delle auto driverless. Questa, se non altro, è la teoria.

 

 

 

Sul palco del summit di Los Angeles il Ceo ha rimarcato che “Uber non riguarda soltanto le automobili”, poiché “il nostro obiettivo ultimo riguarda la mobilità e i trasporti urbani”. Uber Air, questo il probabile nome del futuro servizio, dovrebbe prendere quota (letteralmente) entro il 2023, con il debutto del servizio commerciale. Già tra un paio di anni tuttavia, potranno cominciare sperimentazioni in città statunitensi come Los Angeles, Dallas-Fort Worth e Frisco, in Texas. Serviranno ingegneri, esperti di aviazione, product manager: chi fosse alla ricerca di un'opportunità di lavoro che cambia la vita può dare un'occhiata alla pagina delle candidature aperte.