Tutto fermo: le trattative per una possibile fusione tra la californiana Western Digital e la giapponese Kioxia, entrambe società produttrici di memorie flash, Ssd e software per l’archiviazione, si sono interrotte, almeno per il momento. Così sostengono due “persone informate sui fatti”, ha svelato Reuters. La stessa agenzia stampa e altre fonti avevano riferito, lo scorso agosto, l’esistenza di “trattative avanzate” per una possibile acquisizione da 20 miliardi di dollari, che avrebbe fatto di Western Digital un colosso della produzione di memorie in grado di competere con Samsung. 

 

Nel 2018 Kioxia è stata venduta da Toshiba e appartiene attualmente a un consorzio capeggiato da Bain Capital. In seguito alle difficoltà di Huawei nel mercato degli smartphone (per le ben note tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti), Kioxia ha perso uno tra i suoi migliori clienti e ha quindi dovuto accantonare i propri progetti di quotazione in Borsa.

 

Ora, a detta dei due informatori di Reuters, le trattative per una possibile vendita a  Western Digital si sono interrotte dopo settimane di disaccordo sulla cifra da pagare. Ma ha giocato a sfavore anche l’incognita dell’approvazione del governo giapponese, al quale spetta di valutare se l’operazione rappresenti oppure no una minaccia per la sicurezza. In particolare, bisognerà assicurare che le attività “critiche” dell’azienda risultante siano equamente suddivise tra Stati Uniti e Giappone.

 

Per ora, né Western Digital né Kioxia hanno ritenuto di voler commentare l’indiscrezione. Un portavoce dell’azienda giapponese ha però fatto sapere che l’ipotesi della quotazione in Borsa è ancora in fase di valutazione, nell’attesa del momento più propizio per presentare l’offerta pubblica iniziale.