06/07/2026 di Valentina Bernocco

AI, compliance e “fiducia”: i pilastri di Havant, con l’acquisizione di Intesa

Completata l’operazione che fa della ex SB Italia un player europeo, con un’offerta potenziata su servizi fiduciari, leIDAS, identità e altri ambiti.

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Havant prosegue nella crescita e nella strategia di posizionamento come player europeo della trasformazione digitale, strategia preannunciata dal recente cambio di nome. La ex SB Italia ha completato l’acquisizione di Intesa, società che opera come Qualified Trust Service Provider in sei mercati del Vecchio Continente, ovvero Italia, Belgio,  Belgio, Francia, Germania, Irlanda e Olanda. Con l’acquisizione, Havant si qualifica come una realtà da 110 milioni di euro di fatturato annuo, presente in sei Paesi attraverso più di 700 professionisti. Il numero di clienti complessivo supera quota cinquemila.

L’operazione, sostenuta da Argos Fund,  non rappresenta però una semplice espansione geografica e societaria, ma consente di arricchire l’offerta di tecnologie e servizi su nuovi ambiti. Nata nel 1987 come joint-venture tra Ibm e fiat, l’azienda ha lavorato inizialmente a progetti di digitalizzazione della filiera dell’automotive, ma negli anni è diventata un punto di riferimento per i servizi fiduciari, l’eIDAS (electronic IDentification, Authentication and trust Services), la gestione dell’identità, le piattaforme di Electronic Data Interchange (Edi) e la conservazione a norma. Si tratta di ambiti e tecnologie complementari alle aree trattate da Havant, ovvero Intelligent Document Processing, automazione dei processi, analytics, servizi gestiti e intelligenza artificiale.

“Con questa importante operazione, una delle più importanti realizzate negli ultimi anni, oggi possiamo dire di essere non più un'organizzazione italiana, ma europea. È un passo significativo di un percorso cominciato anni fa”, ha dichiarato in conferenza stampa il Ceo di Havant, Massimo Missaglia.Pensiamo di essere un interlocutore importante per le aziende in questo momento perché abbiamo costruito nel tempo un sistema end-to-end, ragionando sempre in maniera trasversale. Oggi siamo più un’azienda informatica, siamo un ecosistema capace oggettivamente di affiancare i clienti nella trasformazione digitale”.

Massimo Missaglia, fondatore e Ceo di Havant

Massimo Missaglia, fondatore e Ceo di Havant

Quattro pilastri per la trasformazione digitale

Missaglia ha ricordato i quattro pilastri –  concettuali e valoriali, più che tecnologici –  su cui si fonda il lavoro di Havant, ovvero intelligenza artificiale, sovranità del dato, fiducia digitale (digital trust) e l’accoppiata tra compliance e governance. Tutti in questo momento sono per le aziende temi critici, e non solo temi caldi, considerando gli impetuosi sviluppi dell’AI e le irrisolte problematiche di sicurezza, e date le normative europee che sono entrate o entreranno a breve a regime, tra cui Nis2, Dora, Ai Act, eIDAS 2.0 e Cyber Resilience Act.

“Abbiamo sposato questi elementi già in tempi non sospetti, scegliendo di tenere i nostri data center in Italia quando ancora non si parlava i sovranità”, ha sottolineato Missaglia, citando anche la certificazione ISO/IEC 42001, che attesta l’approccio etico e conforme all'AI Act nella gestione dell'intelligenza artificiale, conseguita da Havant in anticipo sul mercato. “Credo che il futuro della trasformazione digitale appartenga a chi saprà integrare AI, fiducia digitale e sovranità del dato in un'unica piattaforma di valore, e credo che Havant sia tra le poche organizzazioni oggi in grado di farlo”, ha detto.

Da sinistra: Pietro Lanza, managing director di Havant; Massimo Missaglia, Ceo di Havant; Giuseppe Mariani, Ceo di Intesa

Da sinistra: Pietro Lanza, managing director di Havant; Massimo Missaglia, Ceo di Havant; Giuseppe Mariani, Ceo di Intesa

Un’offerta più ampia e profonda

“Con l’acquisizione ora abbiamo una copertura di mercato totale su tutti i settori di industria, dai servizi finanziari a energia & utility, dell'automotive al manifatturiero, dal retail all’ healthcare”, ha detto Pietro Lanza, managing director di Havant, diventato anche chairman di Intesa. “Abbiamo la fortuna di disporre di un framework europeo per tanti dei servizi che eroghiamo, per esempio fatturazione elettronica e firma digitale, e ciò ci permette di avere meno barriere per la loro esportazione”.

Ritenuto da Havant “un asset importante sul mercato”, nelle parole di Lanza, il marchio Intesa non scomparirà, così come verrà garantita continuità agli attuali clienti dell’azienda. “I nostri clienti avranno accesso a un panel di soluzioni, processi e strategie molto più ampio rispetto a oggi”, ha assicurato il Ceo di Intesa, Giuseppe Mariani. “Le nostre offerte si integrano l’una nell’altra, portando non solo una maggiore ampiezza ma una maggiore profondità delle soluzioni che proporremo sul mercato. Oggi stiamo già lavorando sul tema dell'identità agentica, perché serviranno fiducia e trasparenza per portare gli agenti AI all'interno dei processi aziendali”.

Per il futuro Havant punta a crescere in modo organico, anche facendo leva sull’intelligenza artificiale in quanto tecnologia su cui c’è forte domanda ma ancora immatura nelle aziende. Ma c’è anche l’intenzione di proseguire con le acquisizioni, pur nell’alveo di una gestione finanziaria accorta: operazioni di M&A “selettive”, che seguiranno la stessa filosofia di complementarietà e integrazione valsa per Intesa.

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