27/10/2026 di Redazione

Energia, misurare i consumi serve a difendere i margini

Gli sprechi sono difficili da individuare se gli assorbimenti dei singoli impianti confluiscono in un unico conto. Collegare i consumi alle lavorazioni, agli orari e alle condizioni operative permette di capire dove si perde efficienza e quali interventi possono migliorare i margini.

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La situazione energetica è purtroppo nota e poco allegra: nella settimana dal 31 agosto al 6 settembre 2026, il valore medio del PUN Index GME ha toccato i 202,89 euro al megawattora, con un incremento di oltre il 70% rispetto alla media registrata del 2025 pari a 115,94 euro/MWh. Il confronto è ovviamente impietoso, soprattutto perché realizzato su di un dato di picco, ma mostra una necessità per le imprese che è sempre stata messa in pratica dalle più virtuose, ma adesso deve diventare una pratica comune se vogliamo conservare un margine operativo che ci permetta di sopravvivere: bisogna pianificare attività e investimenti anche a seconda del rapido cambiamento dei prezzi dell’elettricità.Raffaele Antonelli, Head of Phygital di Indra Group in Italia, ha pubblicato una riflessione in cui propone una gestione dell’energia fondata sulla conoscenza dei consumi dei singoli impianti. Sullo sfondo cresce il fabbisogno elettrico: nell’aggiornamento di luglio, l’Agenzia internazionale dell’energia prevede per la domanda mondiale un aumento del 3,6% nel 2026 e del 3,8% nel 2027, sostenuto anche da elettrificazione, raffrescamento e data center.

Dai dati aggregati al comportamento degli impianti

Il punto di partenza per chi vive in azienda, però, è la visibilità sui consumi. Il totale della bolletta descrive la spesa, ma per scegliere in maniera efficace gli interventi da fare occorre ricostruire quali macchinari ne assorbono di più, in quali orari e in rapporto a quali attività. La misurazione sugli asset critici permette di collegare gli assorbimenti alle condizioni operative e di individuare anomalie sulle quali intervenire.

Nell’approccio descritto da Antonelli, i misuratori devono raccogliere informazioni sui consumi e sulla qualità dell’energia a ciclo continuo, in modo da creare una base dati che rappresenti i consumi e che i modelli di intelligenza artificiale possano usarla per prevedere i fabbisogni e segnalare comportamenti anomali. Sul lato pratico, questo significa per la divisione IT il mettere a disposizione informazioni affidabili e utilizzabili da chi gestisce produzione, edifici e servizi.

Ridurre i consumi e scegliere quando utilizzare l’energia

La conoscenza degli impianti abilita due azioni complementari. Il miglioramento dei processi riduce l’energia necessaria a svolgere una determinata attività; la programmazione dei carichi consente invece di valutare quando eseguire le operazioni più flessibili, tenendo conto dei prezzi e dei vincoli del servizio. Ovviamente, tutta questa pianificazione perde d’efficacia nel caso in cui la fornitura preveda un costo omogeneo dell’energia in tutto l’arco della giornata, ma i vari fornitori hanno diversi piani che permettono di sfruttare questo meccanismo a nostro beneficio.

E il tema è particolarmente caldo nel settore dell’industria, dove un indicatore come i kWh per tonnellata prodotta collega direttamente il consumo all’attività dello stabilimento, ma non garantisce che quei kWh siano gestiti nel modo migliore possibile. In lavorazioni energivore, dalla cottura alla macinazione, questo riferimento aiuta a valutare gli interventi e a confrontarne i risultati nel tempo, considerando i volumi e le condizioni produttive. Inoltre, la disponibilità di dati verificabili può sostenere i processi di rendicontazione della sostenibilità e supportare le azioni degli innovation manager nel descrivere il ROI degli investimenti tecnologici.

Per la PA, una visione unitaria del patrimonio

Nelle amministrazioni pubbliche, la difficoltà è spesso la distribuzione dei consumi fra molti edifici e utenze. Uffici, scuole e impianti possono avere profili di utilizzo differenti: una lettura particolareggiata dei consumi permette di stabilire le priorità e di verificare l’effetto delle riqualificazioni. Nella prospettiva proposta da Indra, questa conoscenza è utile anche per progettare interventi di autoconsumo e iniziative legate alle comunità energetiche rinnovabili, senza contare che ll quadro normativo europeo spinge l’esigenza di misurare. La direttiva (UE) 2023/1791 prevede una riduzione annua di almeno l’1,9% del consumo complessivo di energia finale degli enti pubblici rispetto al 2021, con un obiettivo indicativo durante la transizione che termina l’11 ottobre 2027. Come se questo non fosse già abbastanza, comprende anche un requisito di ristrutturazione annua di almeno il 3% della superficie degli edifici pubblici interessati, nel perimetro previsto dalla direttiva, che riguarda immobili con superficie utile superiore a 250 m² e contempla diverse modalità di adempimento.

Le reti metropolitane offrono un esempio di come la misura possa orientare il recupero energetico. Uno studio CoMET pubblicato nel 2024 indica che, fra le reti aderenti, la frenata rigenerativa fornisce in media il 27% dell’energia di trazione, con differenze importanti fra In questo caso, l’analisi “oraria” del consumo viene ovviamente sostituita da quella “a chilometro” in modo da individuare dove si concentrano i consumi e dove approfondire le possibilità di recupero. Per imprese e amministrazioni, quindi, il passaggio organizzativo è quello di adottare indicatori e verifiche continuative, collegando ogni intervento a risultati osservabili. La misurazione diventa così uno strumento per stabilire le priorità di investimento e correggere le decisioni operative con un ritorno atteso in termini di maggiore capacità di governare i consumi e, attraverso questi, contenere l’esposizione economica alle oscillazioni del mercato.

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