Nel 2005 Google aveva cercato un accordo con Sun per avere una licenza open source del codice Java da usare in Android. L'allora presidente e CEO di Sun Jonathan Schwartz era disposto a soddisfare le richieste di Google, ma i requisiti per l'open source non avevano soddisfatto Google.
Questo prova che Google è sempre stato perfettamente cosciente di avere torto nella causa contro Oracle. Inoltre, dalla documentazione processuale sta emergendo che in seguito all'acquisizione di Motorola Google intenderebbe dare a MMI e a Verizon un vantaggio sulla vendita dei prodotti con i nuovi software Android: una decisione non inaspettata, che però non farà piacere agli altri partner di Mountain View.
Google voleva la tecnologia Java da Sun: ci sono le prove che la inchiodano
Per quanto riguarda Sun, a screditare Google e metterla in grande difficoltà nel processo contro Oracle sono una serie di mail scambiate fra Andy Rubin, Larry Page e Sergey Brin, in cui sono dettagliatamente descritti i termini del possibile accordo con Sun per le licenze Java, poi sfumato. Le due opzioni che sono state prese in considerazione ai tempi sono state il pagamento delle royalties e la licenza open source.
Dalle trascrizioni si capisce chiaramente che Google non intendeva pagare i 100 milioni di dollari chiesti da Sun per le royalties, quindi non le restava che considerare la via della licenza open source. Come testimonia una delle tante mail, Google aveva appreso che l'eventuale decisione di Sun di realizzare una Java open-source con licenza GNU Public License le avrebbe consentito di utilizzare il codice per scopi commerciali senza negoziare la licenza necessaria. Tuttavia, per onorare i termini della licenza open-source, avrebbe dovuto ridistribuire il codice senza poter mantenere il controllo su Android e senza, pertanto, assicurarsi la possibilità di renderlo un ambiente sempre più chiuso.
Non ci sono documenti che spiegano nel dettaglio i motivi per i quali l'accordo è sfumato, ma evidentemente Google non aveva alcuna intenzione di rinunciare all'esclusività di Android e alle possibilità future di rendere il codice sempre più chiuso, come sta avvenendo ora.
La mail che testimonia le trattative con Sun per le licenze Java
Per quanto riguarda la faccenda Motorola, invece, Florian Mueller di FossPatent ha messo mano su un documento che testimonierebbe l'intenzione di Google di bloccare lo sviluppo open del suo sistema e, al contempo, di rendere disponibile il codice sorgente a tutti i produttori solo una volta completato. Motorola e Verizon sarebbero gli unici due partner a cui sarebbe concesso l'accesso privilegiato ai codici in fase di sviluppo.
Queste informazioni hanno scatenato l'inferno in Rete, ma in realtà non ci sono grossi fondamenti per tutto questo clamore: il primo punto non è certo una novità: già all'annuncio di Honeycomb Google aveva comunicato l'intenzione di standardizzare il suo sistema operativo per risolvere i problemi derivanti dall'eccessiva personalizzazione messa in atto dai partner.
Per quanto riguarda il trattamento elitario a favore di Motorola, secondo gli allarmisti le darebbe un vantaggio sui tempi di sviluppo dei nuovi prodotti e, di conseguenza, su quelli di produzione. I più cauti sostengono tuttavia che quanto appena descritto sia banalmente in linea con il programma Nexus, i cui prodotti sono già stati realizzati in precedenza con partner privilegiati: il Nexus One era prodotto da HTC, l'S Nexus da Samsung, e infine il Motorola Xoom. Ora che Google ha acquisito MMI è naturale che i suoi prodotti siano fatti da Motorola.
La domanda che resta senza risposta è la seguente: dato che, come precisato da Oracle, Google partecipa allo sviluppo degli smartphone che useranno Android, i produttori (Samsung, HTC, LG, eccetera) saranno ancora disposti a fargli mettere becco nei loro progetti, adesso che Motorola sembra essere stato promosso al ruolo di concorrente privilegiato?