01/04/2026 di redazione

Oracle si prepara ai licenziamenti, ma pochi o molti non si sa

L’azienda ha confermato il taglio di 491 posizioni lavorative, mentre i rumors parlano di almeno diecimila licenziamenti previsti. Il business, comunque, va a gonfie vele.

Oracle si prepara a licenziare per tagliare i costi del lavoro, preservando capitali per investire nel potenziamento delle infrastrutture IT per il cloud e per l’intelligenza artificiale. Non c’è certezza, tuttavia, su quanti siano i licenziamenti in programma o già ufficiosamente annunciati. L’azienda di Redwood ha depositato un avviso, come previsto dal Worker Adjustment and Retraining Notification Act, per 491 dipendenti che attualmente lavorano da remoto o dagli uffici di Seattle. I rapporti lavorativi si interromperanno a giugno.

Sarebbe davvero poca cosa, per un colosso tecnologico che a maggio 2025 annoverava circa 162mila dipendenti. Ci sono però, contemporaneamente, indiscrezioni (anzi, qualcosa di più) su tagli di ben altra portata, già annunciati ai diretti interessati, in base a quanto si evince sia da fonti giornalistiche sia da una serie di post condivisi su LinkedIn da Michael Shepherd, senior operations manager dell'azienda. Riguarderebbero diverse figure professionali, tra cui ingegneri senior, architetti software, figure tecniche e anche responsabili delle operations.

Un dipendente di Oracle, inoltre, chiedendo l'anonimato ha riferito a Bcc che circa diecimila dipendenti  avrebbero già perso il posto di lavoro nell’ultimo round di licenziamenti. La notizia è tutta da confermare, ma non pare del tutto improbabile nonostante Oracle sia in una prolungata fase di slancio, grazie alla lungimirante strategia che anni fa ha previsto di declinare in forma cloud l’intera offerta.

Nel trimestre terminato a fine febbraio i ricavi sono saliti del 22% anno su anno, ma la sola componente cloud è cresciuta del 44%. Anche per l’utile netto trimestrale si è registrato un incremento del 22%, anno su anno.  L’azienda sta però affrontando grandi investimenti per il potenziamento della Oracle Cloud Infrastructure, anche per supportare servizi e carichi di lavoro basati su intelligenza artificiale. Non stupirebbe, quindi, una scelta strategica che sacrifichi parte dei dipendenti per preservare la marginalità e la sostenibilità della crescita a lungo termine. Secondo la banca d’investimento TD Cowen, tagliando tra i 20mila e i 30mila dipendenti Oracle potrebbe aggiungere al proprio flusso di cassa libero una cifra compresa tra 8 e 10 miliardi di dollari. Sono, naturalmente, solo ipotesi.

Negli ultimi anni, d’altro canto, molti dei grandi licenziamenti nelle multinazionali tecnologiche sembrano essere stati particolarmente legati all’andamento del business, ai livelli di domanda, a ricavi, market cap e opportunità di crescita. Ottimizzazioni, efficienze, “esecuzione” sono i diktat anche per aziende in forte slancio, e l’intelligenza artificiale ci ha spesso messo lo zampino o anche una grossa zampa, come nel caso recente di Block. Anche Meta ha da poco deciso di licenziare alcune centinaia di dipendenti in varie divisioni (Reality Labs, social media, area risorse umane), mentre secondo indiscrezioni potrebbe addirittura ridurre di un quinto il proprio organico.

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