Il panorama del cloud e della cybersecurity in Europa sta cambiando rapidamente e a fianco di chi si propone come provider cloud puro o azienda specializzata in sicurezza, si trova Reevo, azienda italiana nata nel 2003 che negli anni ha creato una proposizione molto particolare: fornire spazi cloud che già incorporano tutta una serie di misure di sicurezza di alto livello. Attiva ormai da tempo in Italia, penisola iberica e Francia, negli ultimi due anni ha iniziato una metamorfosi strategica che mira a farla crescere in maniera ambiziosa. Il percorso di Reevo verso il 2030, infatti, intende sfruttare le crescenti esigenze di sovranità digitale per affermare la sua offerta basata su database regionali gestiti da personale locale.
Voglia di crescere velocemente
La storia recente dell’azienda ha visto un punto di svolta nel 2023, quando il management ha scelto la via del delisting dalla Borsa per tornare a una dimensione privata, supportata da un fondo di investimento. Secondo i fratelli Antonio e Salvatore Giannetto, co-fondatori e co-ceo dell’azienda, questa decisione non è stata un ripiegamento, ma una manovra tattica per liberarsi dai vincoli della compliance tipici delle società quotate e accelerare una trasformazione più repentina, necessaria per competere su scala internazionale.
Il 2024 è stato l'anno in cui questa strategia ha preso corpo attraverso acquisizioni mirate, come quelle di Itinet e Sighupin Italia, volte a rafforzare rispettivamente il core business del cloud privato e l'ambito emergente del cloud native e dei container, per poi continuare nel 2026 con l’acquisizione della svizzera Security Lab con base a Lugano e di Hispasec in Spagna. L’obiettivo finanziario dichiarato è di quelli importanti: triplicare il fatturato entro il 2030. Attualmente, il gruppo genera circa 70 milioni di euro di ricavi consolidati e punta a una crescita organica annua che si attesta tra il 24% e il 25%, alimentata da un piano di acquisizioni che non mira a ristrutturazioni, ma alla ricerca di aziende sane e ricche di talenti.
Un percorso europeo per crescere in competenze
L'internazionalizzazione rappresenta per Reevo un pilastro fondamentale di questa scalata in quanto non vuole essere semplicemente un fornitore italiano che esporta servizi, ma mira a diventare un attore rilevante nei mercati di Spagna, Francia e Svizzera, con l'obiettivo di portare la quota di ricavi esteri al 40% del totale, raddoppiando l'attuale 20%. La strategia è quella di creare una sorta di modello "federativo" in grado di prendere le eccellenze delle varie aziede integrate e metterle a disposizione di tutto il gruppo. Un approccio molto diverso da quello degli hyperscaler americani che tendono a centralizzano la governance. Reevo, invece, punta su data center e personale locale in ogni paese in cui opera, garantendo che la gestione tecnica e la sovranità sui dati rimangano entro i confini nazionali o europei.
Il tema della repatriation, il ritorno di molte aziende dai cloud pubblici americani verso infrastrutture europee, è infatti sempre più sentito dalle aziende e non per scelte legate alla latenza o ai costi, ma per questioni di governance e sicurezza giuridica. Il concetto di privacy e di accesso governativo ai dati negli Stati Uniti è profondamente diverso da quello europeo e in un momento geopolitico instabile come quello attuale, le aziende cercano un partner che sia garante dell'integrità dei dati secondo le normative UE. Questa tendenza è particolarmente evidente nella Pubblica Amministrazione, settore in cui Reevo ha incrementato sensibilmente la propria presenza grazie alla partecipazione a importanti accordi quadro Consip.
Un’offerta tecnologica diversa da quella dei grandi provider
La filosofia tecnologica di Reevo si distacca dal concetto di "infrastruttura nuda". Il modello di business, infatti, è molto lontano dal prevedere la vendita di semplici macchine virtuali se queste non sono accompagnate da un ecosistema di protezione. Salvatore Giannetto paragona la vendita del cloud da parte dei grandi hyperscaler alla vendita di una scatola dove tenere i dati, ma senza un coperchio: uno scenario in cui è il cliente a dover mettere in sicurezza il contenuto. Reevo, invece, vende la scatola già completa di coperchio, dove backup, data protection e monitoraggio tramite SOC sono integrati sin dal principio. Questo approccio risponde a un mercato che sta spostando l'attenzione dalla pura tecnologia al servizio gestito, cercando SLA garantiti e continuità del business piuttosto che la gestione complessa di singoli componenti hardware o software. In quest'ottica, Reevo ha evoluto anche il proprio modello di canale, distinguendo tra partner che operano come MSP autonomi attraverso marketplace automatizzati e System Integrator che necessitano di un supporto progettuale profondo per gestire gare complesse e infrastrutture critiche.
Sul fronte delle infrastrutture fisiche, inoltre, Reevo adotta una strategia di estrema flessibilità: l'azienda ha scelto di non possedere i muri dei data center. Preferisce invece allestire le proprie sale tecnologiche all'interno di strutture Tier 4 o superiori gestite da operatori specializzati nel real estate tecnologico. Questa scelta evita la defocalizzazione dal core business e permette di seguire l'evoluzione tecnologica senza il peso di asset immobiliari che diventano obsoleti rapidamente. Anche sul fronte dell'intelligenza artificiale, l'approccio è pragmatico. Piuttosto che puntare su infrastrutture AI "private", che attualmente vedono una domanda ancora limitata, Reevo si concentra sull'abilitazione e sull'integrazione sicura delle applicazioni dei clienti con i modelli esistenti, garantendo la governance dei dati e la sicurezza delle comunicazioni.
“I clienti” – dice Antonio Giannetto – “chiedono sempre più servizio e sempre meno tecnologia, soprattutto in un momento in cui è complicato trasportare infrastrutture complesse da un provider all’altro. La nostra proposta mira a fornire tutto il servizio che serve per ottenere una giusta governance di dati e servizi e questo premierà il nostro lavoro in Europa”.