Donald Trump presto lascerà la Casa Bianca, ma alcuni effetti della sua politica si trascineranno ancora per un po’. Anche nel campo tecnologico: ne è esempio la battaglia di Amazon contro il Pentagono per le scelte compiute nel “progetto Jedi” (Joint Enterprise Defense Infrastructure). Ovvero per la scelta di Microsoft come fornitore delle tecnologie e delle risorse cloud che permetteranno al Dipartimento della Difesa di rinnovare la propria architettura informatica.

L’accordo di fornitura indirizzato su Microsoft Azure vale 10 miliardi di dollari ed è comprensibile che Amazon non voglia mollare la presa, insistendo - è questa la notizia - con un nuovo ricorso presentato alla Us Court of Federal Claims, il quale va ad aggiungersi alle iniziative di contestazione portate avanti nell’ultimo anno. Ma perché Amazon contesta, e che cosa c’entra Donald Trump? Nota è l’avversione del presidente uscente per la società di Seattle e per il suo amministratore delegato Jeff Bezos, “colpevole” fra le altre cose di essere l’editore del molto poco filo-repubblicano Washington Post

A detta di Amazon, gli interessi politici della Casa Bianca avrebbero influenzato la scelta del fornitore in direzione di Microsoft, nonostante la tecnologia di Aws fosse inizialmente la favorita nella corsa. L’azienda aveva quindi presentato una mozione alle Us Court of Federal Claims per chiedere la revisione di una gara d’appalto viziata da “chiare mancanze, errori e un innegabile pregiudizio”. Il Pentagono aveva replicato alle accuse sostenendo di aver semplicemente selezionato il contratto che garantiva i migliori termini economici.

Peccato che, secondo il punto di vista di Amazon, dopo un’iniziale contrattazione non giunta a nessun accordo il Dipartimento avesse comunque scelto Microsoft nonostante l’offerta di Aws fosse più conveniente e non di poco (nell’ordine di decine di milioni di dollari). Questo, a detta dell’azienda, sarebbe solo uno dei molti errori di valutazione compiuti.

Lo scorso 23 ottobre è stato presentato un ulteriore ricorso, di cui ora la Court of Federal Claims ha reso pubblico il contenuto: a detta di Amazon, il contratto di fornitura va annullato in quanto “frutto di pregiudizi sistematici, malafede e una illegittima influenza esercitata dal presidente Trump”. La corte ha anche svelato i contenuti delle mozioni presentate dal Dipartimento della Difesa e da Microsoft. Per gli avvocati del Pentagono, la protesta di Amazon altro non sarebbe che uno “stratagemma” con cui la società cerca di ribaltare a proprio favore la situazione, facendo leva pretestuosamente sui tweet e sulle dichiarazioni pubbliche di Donald Trump. Ora che Joe Biden si accinge a occupare la poltrona dello Studio Ovale, sarà interessante seguire gli sviluppi della vicenda.